La Corte d’Appello del Distretto di Columbia ha stabilito che l’amministrazione Trump può inserire Anthropic nella lista nera dei fornitori del Pentagono, ampliando in modo significativo il potere dell’esecutivo di designare aziende statunitensi come rischi per la sicurezza nazionale.
La decisione, presa con un voto 2-1, rappresenta la prima interpretazione giudiziaria di una legge del 2018 che consente al governo di escludere imprese ritenute vulnerabili a possibili sabotaggi.
Le motivazioni della sentenza
Secondo la maggioranza, composta dai giudici Gregory Katsas e Neomi Rao, il Dipartimento della Difesa «aveva ampio supporto» per concludere che i modelli di intelligenza artificiale di Anthropic costituiscono un rischio per la catena di approvvigionamento, poiché includono restrizioni interne che impediscono l’uso della tecnologia per armi autonome o sistemi di sorveglianza di massa. Per il Pentagono, queste limitazioni etiche rappresentano una vulnerabilità operativa.
La designazione è particolarmente significativa perché la legge del 2018 era stata concepita per contrastare aziende con legami ostili o sospette infiltrazioni straniere. È la prima volta che viene applicata a una società americana, dopo che Anthropic aveva rifiutato di consentire l’impiego dei suoi modelli in contesti militari offensivi.
La reazione di Anthropic
L’amministrazione Trump ha poi sostenuto che l’azienda mantiene un «accesso di backdoor» ai propri sistemi anche dopo la distribuzione governativa, un’accusa che Anthropic ha fermamente negato. La portavoce Danielle Cohen ha dichiarato che l’azienda «non concorda con la decisione» e sta valutando ulteriori passi legali, ricordando che un altro tribunale federale ha già giudicato illegittima una designazione parallela basata su una diversa norma di procurement.
In quel caso, la legge parlava di rischi legati a possibili sabotaggi da parte di «un avversario», mentre la norma del 2018 usa la formula più ampia «any person», una differenza che ha portato a esiti opposti. La giudice Karen Henderson, in dissenso, ha sostenuto che la storia legislativa dimostra come la norma fosse pensata per contrastare attori «ostili e intenzionalmente sovversivi», non aziende che adottano limiti etici sui propri prodotti.





