L’UNHCR lancia un nuovo allarme sulla crisi umanitaria in Yemen, dove una brusca escalation di combattimenti ha già costretto più di 130.000 persone a lasciare le proprie case nel solo mese di settembre. Secondo il portavoce Babar Baloch, la situazione potrebbe peggiorare rapidamente: le proiezioni indicano che altri 100.000 civili potrebbero essere sfollati nei prossimi tre mesi, sia all’interno del Paese sia verso l’estero.
«L’intensificarsi dei combattimenti potrebbe provocare nuovi spostamenti di massa», ha dichiarato Baloch in un briefing a Ginevra. «Sempre più persone potrebbero fuggire, non solo dentro lo Yemen ma anche verso Djibouti, Somalia e altri Paesi della regione.»
La nuova ondata di violenze è legata all’avanzata dei ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, che questo mese hanno conquistato ampie porzioni della costa del Mar Rosso, aprendo un nuovo fronte nel più ampio conflitto mediorientale. Le forze governative, appoggiate dall’Arabia Saudita, hanno perso terreno in aree strategiche, aggravando una crisi che dura da oltre un decennio.
La maggior parte degli sfollati rimane all’interno dello Yemen, ma cresce il numero di chi tenta la fuga via mare: più di 3.000 persone hanno attraversato il Mar Rosso su imbarcazioni dirette verso l’Africa orientale. Con l’arrivo di mari più calmi il prossimo mese, l’UNHCR teme che il numero possa salire a 10.000.
La risposta umanitaria è però gravemente insufficiente. Il piano dell’UNHCR per lo Yemen era finanziato meno del 20% prima dell’ultima escalation, lasciando le agenzie senza risorse adeguate per affrontare il nuovo picco di bisogni. Senza fondi aggiuntivi, avverte l’agenzia, sarà impossibile garantire assistenza a chi fugge da bombardamenti, attacchi con droni e combattimenti urbani.
Il conflitto yemenita, iniziato nel 2014, ha già provocato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo: milioni di persone dipendono dagli aiuti, mentre infrastrutture essenziali — ospedali, porti, strade — sono state devastate. L’avanzata Houthi sul Mar Rosso rischia inoltre di compromettere rotte commerciali vitali, con ripercussioni regionali e globali. Per le famiglie yemenite, la scelta è sempre più drammatica: restare in zone di combattimento o affrontare traversate pericolose verso l’Africa.





