Il governo dell’Ecuador ha annunciato un drastico aumento delle tariffe doganali sui prodotti provenienti dalla Colombia, portandole dal 50% al 100%, in risposta all’escalation delle tensioni politiche e commerciali tra i due Paesi. La decisione, comunicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stata giustificata come “una misura di difesa economica” contro quella che Quito definisce “una concorrenza sleale e una pressione politica crescente” da parte di Bogotá.
Secondo fonti governative, l’aumento riguarda principalmente beni agricoli, tessili e prodotti industriali, settori in cui la Colombia ha registrato negli ultimi anni un forte incremento delle esportazioni verso l’Ecuador.
Il provvedimento, che entrerà in vigore a fine mese, ha già suscitato reazioni dure da parte delle associazioni imprenditoriali e dei produttori colombiani, che parlano di “una violazione degli accordi di libero scambio regionali” e minacciano ricorsi presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio. La tensione tra i due Paesi è cresciuta dopo una serie di dichiarazioni incrociate sui flussi migratori e sulla gestione delle frontiere.
Quito accusa Bogotá di non collaborare nella lotta al contrabbando e al traffico di carburante, mentre la Colombia sostiene che l’Ecuador stia adottando politiche protezionistiche per coprire le proprie difficoltà economiche interne. Gli analisti regionali avvertono che la disputa potrebbe avere ripercussioni più ampie sull’integrazione economica andina, già messa alla prova da divergenze politiche tra i governi.
Il presidente ecuadoriano ha dichiarato di essere “aperto al dialogo”, ma ha ribadito che “la sovranità economica non è negoziabile”. Mentre le cancellerie cercano di contenere la crisi, il raddoppio delle tariffe segna un nuovo punto di frizione in un’area che, nonostante gli sforzi di cooperazione, continua a oscillare tra interdipendenza economica e rivalità politica.





