La ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, ha invocato una riapertura “completa e senza ostacoli” dello Stretto di Hormuz, mentre le tensioni nella regione continuano a mettere sotto pressione una delle arterie marittime più cruciali al mondo.
La sua dichiarazione, rilanciata dai media internazionali, arriva in un momento in cui le restrizioni alla navigazione e gli episodi di intimidazione contro navi commerciali stanno alimentando timori di un nuovo shock energetico globale. Cooper ha sottolineato che la stabilità dello Stretto è “fondamentale per la sicurezza economica internazionale”, ricordando che da quelle acque transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, la ministra avrebbe chiesto un coordinamento più stretto tra alleati occidentali e partner regionali per garantire la libertà di navigazione e prevenire ulteriori escalation. Le sue parole riflettono la crescente preoccupazione di Londra per l’impatto che un blocco prolungato potrebbe avere sui prezzi dell’energia e sulle catene di approvvigionamento europee.
La situazione nello Stretto si è deteriorata nelle ultime settimane, con episodi di sequestro di navi e manovre aggressive attribuite a forze legate all’Iran. Diversi analisti citati dai media osservano che la richiesta di Cooper si inserisce in un contesto diplomatico complesso, in cui le potenze occidentali cercano di bilanciare la pressione su Teheran con la necessità di evitare un conflitto aperto.
Le compagnie di navigazione, intanto, segnalano ritardi e costi assicurativi in aumento, mentre alcuni operatori valutano rotte alternative più lunghe e costose. Per il Regno Unito, che mantiene una presenza navale nell’area, la riapertura totale dello Stretto rappresenta non solo una priorità economica, ma anche un test della capacità europea di agire in modo coordinato di fronte a una crisi internazionale.





