In meno di dodici ore gli Stati Uniti sono passati dalla minaccia di un’escalation devastante a una tregua fragile ma immediata con l’Iran. Protagonista della svolta è Donald Trump, che prima ha alzato drasticamente i toni e poi, a ridosso della scadenza dell’ultimatum, ha accettato una mediazione che riapre il negoziato. La crisi si è aperta con un messaggio durissimo rivolto a Teheran: riaprire lo Stretto di Hormuz entro le ore 20 oppure affrontare la distruzione di “un’intera civiltà”. Una formulazione che diversi giuristi ritengono in contrasto con il diritto internazionale umanitario, in particolare con le norme che vietano minacce rivolte alla popolazione civile come strumento di pressione politica e militare.
Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale, si è così trasformato nel centro di una crisi che, per alcune ore, ha fatto temere un conflitto su larga scala.
La svolta
Nel tardo pomeriggio americano (notte in Italia), a meno di 80 minuti dalla scadenza dell’ultimatum, è arrivata la svolta. Grazie a una mediazione in extremis del Pakistan guidato da Shehbaz Sharif, Washington ha accettato una tregua di due settimane, riportando il confronto sui dieci punti proposti dall’Iran — gli stessi precedentemente respinti. Gli attacchi si sono fermati, almeno temporaneamente, e le parti hanno concordato un cessate il fuoco immediato esteso anche ad altri teatri regionali, come il Libano.
Trump ha rivendicato la svolta come un successo diplomatico, parlando di “una grande giornata per la pace mondiale” e prospettando un futuro di cooperazione e sviluppo economico nella regione, fino a evocare una possibile “età dell’oro del Medio Oriente”.
Diplomazia
Da Islamabad, Sharif ha annunciato l’accordo sottolineando il ruolo della diplomazia e invitando le delegazioni a nuovi colloqui previsti per il 10 aprile, con l’obiettivo di raggiungere un’intesa definitiva. Sul fronte iraniano il Ministro degli Esteri Seyyed Abbas Araqchi ha confermato la disponibilità a fermare le operazioni militari, a condizione della cessazione degli attacchi contro la Repubblica Islamica. Ha inoltre precisato che la navigazione nello Stretto di Hormuz sarà garantita per due settimane, ma sotto coordinamento iraniano e con limitazioni tecniche.





