L’esercito nigeriano ha annunciato la liberazione di 31 ostaggi rapiti durante un violento attacco a una chiesa nello Stato di Kaduna, una delle aree più colpite dall’ondata di insicurezza che da anni affligge il Paese. L’operazione, condotta nelle prime ore del mattino, è avvenuta in una zona boschiva dove i rapitori si erano rifugiati dopo l’assalto, durante il quale avevano fatto irruzione nel luogo di culto sparando in aria e sequestrando decine di fedeli. Secondo le autorità militari, i soldati hanno localizzato il gruppo armato grazie a un’intensa attività di intelligence e al supporto delle comunità locali.
Gli ostaggi, tra cui donne e bambini, sono stati trovati in condizioni di forte stress ma senza ferite gravi. Sono stati trasferiti in una struttura sanitaria per ricevere assistenza medica e psicologica. I rapitori, identificati come membri di una banda criminale attiva nella regione, sono riusciti a fuggire durante lo scontro a fuoco, ma l’esercito ha dichiarato che le operazioni di ricerca proseguiranno fino alla loro cattura. Il governatore dello Stato ha definito la liberazione “un risultato significativo”, pur riconoscendo che la situazione della sicurezza resta critica.
Negli ultimi anni, rapimenti di massa e attacchi contro chiese, scuole e villaggi sono diventati sempre più frequenti nel nord-ovest della Nigeria, dove gruppi armati approfittano della scarsa presenza statale e della complessità del territorio. Organizzazioni religiose e civili hanno accolto con sollievo la notizia, ma chiedono al governo federale un piano più incisivo per contrastare le bande criminali e proteggere le comunità vulnerabili. L’episodio riporta l’attenzione su una crisi che, nonostante gli sforzi militari, continua a mettere a dura prova la stabilità del Paese e la sicurezza dei suoi cittadini.





