La guerra tra Israele e Iran si è estesa alle infrastrutture energetiche, con attacchi incrociati che hanno colpito il giacimento di gas di South Pars, il più grande al mondo, e gli impianti di Gnl in Qatar. Secondo Teheran, i raid israelo-americani hanno danneggiato alcuni pozzi del giacimento iraniano. In risposta, l’Iran ha colpito l’hub di Ras Laffan in Qatar, che copre circa un quinto dell’offerta globale di gas liquefatto. Doha ha confermato danni rilevanti, precisando che gli incendi sono sotto controllo.
Attacchi anche nel Golfo e nel Mar Rosso. Droni hanno colpito le raffinerie kuwaitiane di Mina Abdullah e Mina al-Ahmadi, sospendendo le attività, mentre in Arabia Saudita missili iraniani hanno centrato l’impianto Samref a Yanbu, nodo chiave dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz.Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avvertito che Teheran adotterà “zero moderazione” in caso di nuovi attacchi: “La nostra risposta ha impiegato solo una frazione della capacità di fuoco”, spiegando che la moderazione finora è stata dettata dalle richieste di de-escalation.
Piano a sei per riaprire Hormuz
La chiusura parziale dello Stretto di Hormuz continua a bloccare il traffico energetico globale. Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone si sono detti pronti a garantire la sicurezza della navigazione. Downing Street ha parlato di “misure per stabilizzare i mercati energetici”, mentre Keir Starmer, Mark Rutte ed Emmanuel Macron hanno ribadito la necessità di “un piano sostenibile” e condannato gli attacchi iraniani. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha mantenuto una linea prudente: “Non ho elementi certi per confermare o confutare le tesi americane”, aggiungendo che “gli scenari sono tutti poco rassicuranti”. L’Iran valuta pedaggi per le navi in transito e ha chiesto all’Onu risarcimenti agli Emirati Arabi Uniti per il supporto alle operazioni occidentali.
Usa e Israele
Dal Pentagono linea netta. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che “non è stata fissata alcuna scadenza per la fine della guerra: sarà il presidente Trump a decidere”, rivendicando la distruzione di oltre 120 obiettivi navali iraniani. Secondo fonti americane, la Casa Bianca valuta l’invio di migliaia di soldati nella regione. Il capo di Stato maggiore Dan Caine ha confermato l’intensificazione delle operazioni: “Stiamo penetrando più a est nello spazio aereo iraniano”. Donald Trump, pur negando un coinvolgimento diretto nell’attacco a South Pars, ha avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a “distruggerlo” in caso di nuovi attacchi contro il Qatar.
Sul fronte interno, l’ex capo dell’antiterrorismo Joe Kent ha dichiarato che Trump “sa che le cose non stanno andando bene” e dovrà “trovare un modo per uscire da questa situazione”. Restano divergenze tra Stati Uniti e Israele. La direttrice dell’Intelligence Tulsi Gabbard ha chiarito che “gli obiettivi americani differiscono da quelli israeliani”: Tel Aviv punta alla leadership iraniana, Washington a capacità missilistiche e navali. Gabbard ha inoltre confermato che Mojtaba Khamenei è “gravemente ferito”, con un processo decisionale a Teheran “poco chiaro”.
Pressioni internazionali e mercati
L’escalation ha effetti anche sulla presenza militare. La Spagna ha evacuato circa cento soldati da Iraq e Turchia e prevede il ritiro di altri 200. La ministra Margarita Robles ha parlato di operazioni “molto difficili”, con personale nei bunker per i continui allarmi. Le Nazioni Unite hanno chiesto un cessate il fuoco immediato. António Guterres ha invitato Iran, Stati Uniti e Israele a fermare le operazioni, avvertendo che il conflitto “rischia di sfuggire al controllo”. Impatto immediato sui mercati: il gas europeo è salito di circa il 25 per cento, mentre il Brent ha superato i 112 dollari al barile. Mosca parla di “destabilizzazione globale”, mentre diversi governi europei temono ricadute economiche dirette.





