La Grecia punta con decisione a trasformarsi in un hub strategico per il gas naturale liquefatto nell’Europa post‑gas russo, sfruttando la sua posizione geografica e una rete di infrastrutture in rapida espansione. Con la domanda europea orientata verso fornitori alternativi e rotte più sicure, Atene vede nel GNL un’occasione storica per rafforzare il proprio ruolo energetico e politico nella regione.
Negli ultimi mesi il governo ha accelerato i progetti di ampliamento dei terminal esistenti e la costruzione di nuove unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione, considerate essenziali per aumentare la capacità di importazione e ridurre la dipendenza dalle pipeline tradizionali.
Il terminal di Revithoussa, già potenziato, e quello in via di completamento ad Alexandroupolis rappresentano i pilastri di questa strategia, pensata non solo per soddisfare il fabbisogno nazionale ma anche per rifornire i Paesi dei Balcani e dell’Europa centrale.
L’obiettivo è creare un corridoio energetico che colleghi il Mediterraneo orientale al cuore del continente, offrendo un’alternativa stabile in un contesto geopolitico segnato da tensioni e incertezze.
Le autorità greche sottolineano che la diversificazione delle fonti è ormai una priorità europea e che il Paese è pronto a diventare un attore chiave nella nuova mappa energetica.
Gli investimenti, sostenuti anche da fondi europei e da partnership internazionali, stanno attirando l’interesse di operatori globali del settore. Tuttavia, restano alcune incognite: la volatilità dei prezzi del GNL, la concorrenza di altri hub emergenti e la necessità di garantire infrastrutture di trasporto interne efficienti.
Nonostante ciò, Atene appare determinata a cogliere il momento, convinta che la transizione energetica e il ridisegno delle rotte del gas possano trasformare la Grecia in un punto di riferimento per la sicurezza energetica dell’Unione.





