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Cyril Ramaphosa, Presidente del Sudafrica

Il Presidente sudafricano Ramaphosa annuncia lo schieramento dell’esercito contro le bande criminali

sabato, 14 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha dichiarato che truppe dell’esercito verranno dispiegate per contrastare l’ondata di violenza legata alle bande criminali, in particolare nelle province del Capo Occidentale e del Gauteng. La decisione, annunciata durante un intervento pubblico molto seguito, arriva dopo settimane di escalation, con omicidi, estorsioni e attacchi armati che hanno messo sotto pressione le forze di polizia e alimentato la percezione di insicurezza tra i cittadini. Ramaphosa ha definito la situazione “intollerabile”, affermando che lo Stato “non può permettere che gruppi armati dettino legge nei quartieri”. Il governo ha spiegato che il dispiegamento sarà mirato e temporaneo, con l’obiettivo di sostenere la polizia nelle operazioni più complesse e ristabilire un minimo di ordine nelle aree dove le bande hanno consolidato il proprio controllo. Le unità militari dovrebbero essere impiegate soprattutto nelle township e nei distretti urbani dove le attività criminali hanno paralizzato trasporti, scuole e servizi essenziali. Le autorità locali hanno accolto con favore la decisione, sottolineando che la sola presenza dell’esercito potrebbe scoraggiare ulteriori atti di violenza. Non mancano però le critiche. Alcuni gruppi per i diritti civili temono che l’uso dei militari in operazioni di sicurezza interna possa portare ad abusi o a un eccesso di forza, ricordando episodi controversi del passato. Altri osservatori sottolineano che il ricorso all’esercito, pur necessario nell’immediato, non affronta le cause profonde della criminalità organizzata: povertà, disoccupazione giovanile, corruzione e infiltrazioni nelle istituzioni locali. Il governo assicura che il piano prevede anche interventi strutturali, dal rafforzamento delle unità investigative alla protezione dei testimoni, fino a programmi sociali nelle comunità più colpite. Ma la sfida resta enorme.

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