Il Piano Mattei, si sa, è uno dei progetti che più stanno a cuore a Giorgia Meloni perché, secondo lei, tra Italia e Africa si è aperta una fase che il Governo ha da tempo definito nuova per metodi e obiettivi. E chiaramente questo concetto è stato ribadito ieri ad Addis Abeba, dove il Presidente del Consiglio ha aperto il secondo vertice Italia-Africa.

E il Piano Mattei è stato confermato come lo strumento con cui ridefinire la cooperazione con il continente africano e Meloni ha parlato dei risultati già raggiunti e di una strategia destinata ad ampliarsi nei prossimi anni: “Abbiamo dato forma al Piano Mattei per l’Africa, lo abbiamo radicato nei nostri sistemi istituzionali e lo abbiamo fatto crescere fino a farlo riconoscere come una strategia di respiro internazionale”, ha rivendicato con orgoglio il Premier che ha aggiunto di come le sinergie con Nazioni Unite, Unione europea, Unione africana, G7 e partner regionali siano andate a buon fine. Per il Primo Ministro questo percorso “contribuisce a rivoluzionare il modo di guardare all’Africa e conseguentemente di agire in Africa”.
Il bilancio
Parole a parte, Meloni ha parlato del bilancio dei primi due anni che ha portato a progetti già avviati o conclusi e a risorse mobilitate: “Abbiamo concluso interventi concreti di impatto sociale, mobilitando miliardi di euro tra fondi pubblici e privati”, con un metodo che ha visto coinvolte imprese, università, cooperazione e ricerca in un’azione coordinata. L’obiettivo, ha aggiunto, non è “un semplice pacchetto di progetti”, ma “un patto tra nazioni libere che scelgono di lavorare insieme su benefici condivisi”. Nel vertice etiope si è discusso anche dell’evoluzione del Piano.

Tra i temi centrali, quello principale riguarda la questione del debito africano: l’Italia ha lanciato un’iniziativa di conversione del debito in progetti di sviluppo congiunti e ha proposto clausole di sospensione per i Paesi colpiti da eventi climatici estremi. Parallelamente, restano confermati i pilastri operativi: energia, acqua, agricoltura e sicurezza alimentare, istruzione, salute, infrastrutture fisiche e digitali, innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e spazio.
Il futuro
Guardando al 2026 il Governo italiano punta ad ampliare i partenariati, accelerare l’attuazione dei progetti e rafforzare la leva finanziaria. Tra le priorità indicate da Meloni figurano le interconnessioni energetiche, lo sviluppo di biocarburanti e rinnovabili, gli investimenti nell’agricoltura e nelle filiere locali, oltre al rafforzamento delle infrastrutture idriche in linea con il tema annuale dell’Unione Africana dedicato alla gestione sostenibile dell’acqua. Sul fronte delle connessioni fisiche e digitali, il Premier ha richiamato anche il corridoio ferroviario e infrastrutturale di Lobito, dove l’Italia svolge un ruolo di guida insieme a Unione Europea e Stati Uniti.

Un capitolo specifico riguarda istruzione e formazione: “È dal capitale umano che bisogna partire per costruire opportunità e società stabili”, la ricetta del Presidente che ha anche annunciato l’impegno a sostenere programmi educativi con particolare attenzione ai bambini. In questo quadro si inserisce la campagna, lanciata con la Nigeria e la Global Partnership for Education, per raccogliere cinque miliardi di dollari destinati a migliorare l’istruzione di 750 milioni di minori in oltre novanta Paesi.
Fiducia e rispetto
La cooperazione delineata dal Piano Mattei viene presentata come alternativa sia a modelli predatori sia ad approcci paternalistici: “Vogliamo una collaborazione tra pari, fondata su fiducia e rispetto reciproco” ha aggiunto Meloni che vede come prossimo obiettivo la possibilità per l’Africa di valorizzare le proprie risorse, sviluppare occupazione e offrire prospettive ai giovani, contrastando così le cause profonde delle migrazioni forzate.

Meloni ha insistito anche sulla dimensione energetica e alimentare della partnership e su questo ha parlato del sostegno alle rinnovabili, ai biocarburanti, alle filiere agricole locali e all’accesso all’acqua, oltre alla cooperazione sanitaria e infrastrutturale: “Due anni fa abbiamo assunto un impegno ambizioso: costruire un modello diverso di relazioni tra Africa ed Europa” e ha ribadito che i risultati ottenuti rappresentano “semi” da cui far crescere una fase successiva del Piano.

Il Presidente del Consiglio ha infine spiegato che il vertice di Addis Abeba non vuole essere una celebrazione per quanto fatto, ma l’occasione per rendere la strategia del Piano Mattei “più efficace, concreta e aderente alle esigenze dei territori”. Un percorso che, ha concluso citando San Giovanni Paolo II, si fonda sull’idea che “tutti siamo responsabili di tutti” e che mira a ridefinire nel lungo periodo il rapporto tra Italia e continente africano.



