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La portaerei USS Gerald R. Ford verso il Golfo, pressing su Teheran

venerdì, 13 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Il giorno dopo l’incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente Donald Trump ha rilanciato la linea dura sul programma nucleare iraniano: o un’intesa “rapida e seria”, oppure le conseguenze “saranno drammatiche per loro”. L’opzione militare è tornata sul tavolo.
La Casa Bianca ha confermato l’invio di una seconda portaerei, la USS Gerald R. Ford, la più grande unità militare al mondo, che si aggiunge alla USS Abraham Lincoln, già operativa nella regione da oltre due settimane.

Secondo indiscrezioni della stampa americana, il Pentagono starebbe valutando diversi scenari, dal rafforzamento della deterrenza a operazioni mirate contro infrastrutture strategiche iraniane. Secondo il Wall Street Journal migliaia di terminali satellitari Starlink sarebbero stati fatti entrare clandestinamente in Iran per aggirare i blocchi internet imposti durante le proteste. L’obiettivo sarebbe stato garantire accesso alla rete agli attivisti. Washington ufficialmente nega interferenze dirette nelle rivolte, ma la mossa conferma che la partita si gioca anche sul terreno digitale.

Netanyahu, prima di rientrare in patria da Washington, ha dichiarato che un accordo tra Stati Uniti e Iran è “possibile”, ma ha espresso “scetticismo” sulla reale volontà di Teheran di accettare condizioni stringenti. Per il governo israeliano, qualsiasi intesa dovrà includere non solo il nucleare, ma anche i missili balistici e il sostegno iraniano ai gruppi armati regionali.

Teheran in allerta

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il segretario del Consiglio di Difesa, Ali Shamkhani, ha annunciato che le forze armate sono in “massima allerta” e pronte a reagire “con forza, decisione e proporzionalità” a qualsiasi attacco diretto. Nel frattempo la televisione di Stato iraniana ha trasmesso un elenco di esponenti politici e militari israeliani minacciando possibili attacchi con droni Ababil.

Sul piano interno, Teheran ha rilasciato su cauzione due figure riformiste arrestate dopo le proteste di gennaio, tra cui l’ex parlamentare Ebrahim Asgharzadeh e il portavoce del Fronte Riformista Javad Emam, forse nel tentativo di smorzare le tensioni.

L’Ue da parte sua ha nuovamente denunciato violazioni dei diritti umani in Iran. Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione critica nei confronti del regime, mentre Teheran ribadisce che il proprio programma nucleare ha finalità esclusivamente civili.

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