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Decreto “contenitore” e Ponte sullo Stretto: la nuova filiera per ricondurre l’iter al controllo della Corte

La partita vera: non il ponte, ma la legittimità
venerdì, 13 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Il decreto-legge approvato dal governo inserisce il Ponte sullo Stretto in un pacchetto che comprende Olimpiadi, autostrade, Gran Sasso e Metro C. L’obiettivo dichiarato non è più la discussione politica sull’opera, ma il superamento delle censure della Corte dei conti. La Sezione centrale di controllo di legittimità ha fermato atti fondamentali, dalla delibera CIPESS al decreto interministeriale, segnalando lacune istruttorie e incongruenze cronologiche. Il decreto nasce per “ottemperare alle deliberazioni” della Corte, ricostruendo un percorso amministrativo che possa reggere a un nuovo vaglio.

Il ritorno al CIPESS e il nuovo piano economico-finanziario

Il punto cruciale è il Piano economico-finanziario (PEF) della concessionaria, aggiornato con le nuove autorizzazioni di spesa. Il PEF non è un documento accessorio: definisce costi, coperture, equilibrio economico e durata della concessione. È su questo elemento che si gioca la sostenibilità finanziaria dell’opera, soprattutto se il modello prevede tariffe di pedaggio in grado di garantire equilibrio economico. In questo senso, l’intervento dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul tema delle tariffe è un passaggio obbligato, che riapre il nodo della sostenibilità sociale e della pressione sui flussi di traffico.

Ambiente, alternative e “motivi imperativi”

Il decreto prevede una ricognizione delle valutazioni ambientali già effettuate, incluse alternative progettuali e l’ipotesi di non realizzare l’opera. È un passaggio imposto dal diritto europeo quando sono coinvolti habitat o specie prioritarie. Al tempo stesso, viene prevista una delibera del Consiglio dei ministri sui “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, che in casi eccezionali consente di procedere nonostante impatti ambientali significativi. Questo dispositivo introduce un elemento di confronto diretto con la Commissione europea, rendendo il dossier un tema non più solo nazionale.

Il dialogo con l’Unione europea

Il decreto formalizza l’avvio di un dialogo strutturato con Bruxelles. Senza un perimetro comunitario chiaro, il progetto rischia di incorrere in nuove sospensioni o procedure di infrazione. La scelta di rendere il Ponte un dossier europeo non è neutra: sposta parte della responsabilità politica e amministrativa sul piano del diritto comunitario, con tempi e criteri propri.

Commissariamenti e poteri straordinari

Non è stato previsto un commissariamento dell’opera principale. La regia resta al Ministero delle Infrastrutture, mentre l’amministratore delegato di RFI è nominato commissario straordinario per le opere ferroviarie di accesso, con poteri di accelerazione e procedure semplificate. La scelta concentra responsabilità tecniche e amministrative in capo a un soggetto centrale, riducendo il margine operativo degli enti territoriali sui lavori a terra.

Un decreto “contenitore” come strategia politica

Inserire il Ponte in un decreto che comprende numerosi dossier infrastrutturali ha una funzione pratica: ridurre la centralità del singolo progetto e presentarlo come parte di un pacchetto di interventi. Sul piano tecnico, però, significa gestire procedure diverse in parallelo e coordinare più amministrazioni centrali e territori, aumentando la complessità operativa. Il punto decisivo resta il controllo preventivo. Nuova delibera CIPESS, atto aggiuntivo e accordi di programma torneranno sotto la lente della Corte. Il decreto non elimina il controllo, ma ricostruisce la sequenza degli atti in modo da presentare una documentazione coerente e cronologicamente corretta. La domanda è se le integrazioni tecnico-istruttorie e i nuovi pareri ambientali e tecnici saranno sufficienti a superare il vaglio, o se emergeranno ulteriori rilievi.

Un’opera ancora tutta da dimostrare

Il decreto non costruisce un metro di ponte, ma ricostruisce l’architettura procedurale su cui poggerà l’opera. La vera partita si giocherà sul confine tra diritto, contabilità pubblica e controllo amministrativo, attraverso pareri, verifiche e possibili ulteriori interventi della magistratura contabile. L’avvio dei cantieri non è immediato: l’obiettivo indicato dal governo è chiudere la fase autorizzativa entro metà 2026, ma ogni passaggio dovrà rispondere a standard di trasparenza e conformità normativa più stringenti.

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