Il Senato argentino ha approvato la riforma del lavoro proposta dal presidente Javier Milei, segnando il primo passo fondamentale di un pacchetto legislativo che il governo considera essenziale per rilanciare l’economia e attrarre investimenti. Il voto, arrivato dopo una seduta tesa, rappresenta una vittoria politica significativa per l’esecutivo, che nelle ultime settimane aveva faticato a trovare una maggioranza stabile in un Parlamento frammentato e spesso ostile alle sue iniziative. La riforma introduce modifiche profonde al mercato del lavoro: riduzione delle indennità di licenziamento, maggiore flessibilità nei contratti, incentivi all’assunzione e un nuovo quadro normativo per le relazioni sindacali. Il governo sostiene che queste misure siano necessarie per “modernizzare un sistema rigido e obsoleto” e per combattere un tasso di informalità che supera il 40%. I critici, invece, denunciano un attacco ai diritti dei lavoratori e temono che la maggiore facilità di licenziamento possa aggravare la precarietà in un Paese già segnato da inflazione e disoccupazione elevate. Il dibattito in aula è stato acceso, con proteste fuori dal Congresso e un forte dispiegamento di forze di sicurezza. Alcuni senatori dell’opposizione hanno accusato il governo di voler “smantellare decenni di conquiste sociali”, mentre i sostenitori della riforma hanno parlato di un “cambio di paradigma necessario” per uscire dalla stagnazione economica. Alla fine, il testo è passato con una maggioranza risicata, frutto di negoziati serrati e concessioni mirate a gruppi centristi e provinciali. Per Milei, che ha costruito la sua campagna elettorale sulla promessa di una trasformazione radicale dell’economia argentina, l’approvazione della riforma del lavoro è un segnale politico cruciale. Il governo punta ora a far avanzare le altre componenti del suo programma, tra cui la deregolamentazione dei mercati, la riduzione della spesa pubblica e un nuovo quadro fiscale.



