“La categoria delle partecipate ai servizi ambientali dell’UGL ha avviato una causa quasi quattro anni fa contro Pescara Ambiente S.p.A., la municipalizzata che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a Pescara e provincia. Le problematiche in questione riguardano l’obbligo per i lavoratori di lavare i propri indumenti da lavoro presso le proprie abitazioni, una pratica assolutamente inaccettabile”, ha affermato Andrini, incontrando i giornalisti.
“Per chiarire meglio, l’azienda prevedeva che i dipendenti utilizzassero la lavatrice di casa per il lavaggio degli indumenti. Questi non sono semplici abiti da lavoro, ma dispositivi di protezione individuale provvisti di catarifrangente, spesso utilizzati anche di notte. Lavare tali indumenti in casa non solo deteriora le loro caratteristiche protettive, ma espone anche i lavoratori a importanti rischi per la sicurezza, considerando che si tratta di abiti contaminati da una carica biologica significativa, come dimostrato dalla recente pandemia di COVID-19”, ha proseguito.

“E tutto ciò per ricevere un’indennità di appena 20 centesimi al giorno, equivalente a circa quattro euro lordi al mese. Insomma, un compenso ridicolo, che non copre nemmeno il costo della lavatrice”, ha aggiunto, evidenziando la gravità della situazione.
“Un secondo problema riguarda il mancato riconoscimento del tempo di vestizione, che, secondo il contratto, deve essere concesso ai lavoratori. Poiché l’azienda stabilisce quali indumenti indossare, essa è tenuta a garantire 10 minuti di tempo all’ingresso e 10 minuti all’uscita per la vestizione e la doccia”, ha puntualizzato.
“Abbiamo tentato più volte di confrontarci con l’azienda, parlando con due presidenti successivi, ma senza risultati. Questo ci ha costretto a procedere legalmente, e siamo stati accolti dalla Corte d’Appello del Lavoro dell’Aquila, che ha riconosciuto con ragione i diritti dei lavoratori”, ha proseguito Andrini.
“Questa causa pilota potrebbe aprire un contenzioso significativo, dato che gli impiegati interessati superano le 200 unità. Il riconoscimento da parte della Corte è stato scientifico, prendendo in considerazione tutti i costi legati al lavaggio dei dispositivi di protezione. Si stimano importi significativi; per un lavoratore con tre anni di servizio, la cifra riconosciuta si aggira tra i 6.000 e i 10.000 euro, considerando il costo complessivo anche per chi ha lavorato per dieci anni”, ha spiegato.

“Nonostante i nostri sforzi di dialogo, il presidente dell’azienda ha dimostrato poca considerazione per il benessere degli abitanti di Pescara e dei lavoratori stessi. Non sappiamo se ricorreranno in Cassazione, ma la giurisprudenza in materia è già consolidata e la sentenza della Corte d’Appello è ben argomentata. Vi sono infatti diverse sentenze di Cassazione su questioni simili relative al tempo di vestizione e al lavaggio degli indumenti”, ha sottolineato.
“Oggi siamo a Pescara per informare i lavoratori su questa vicenda e stiamo organizzando assemblee da stamattina presto”, ha infine concluso Andrini, manifestando la determinazione dell’UGL nel tutelare i diritti dei lavoratori.

