Cinque dipendenti di una compagnia mineraria canadese sono stati trovati morti nello stato messicano di Guerrero, una delle regioni più colpite dalla violenza legata al controllo territoriale dei gruppi criminali. Le autorità locali hanno confermato il ritrovamento dei corpi in un’area rurale non distante dal sito estrattivo in cui gli uomini lavoravano, precisando che le circostanze dell’accaduto sono ancora oggetto di indagine.
I lavoratori risultavano dispersi da diversi giorni, dopo aver lasciato la miniera per rientrare nelle loro abitazioni. Secondo le prime informazioni diffuse dalla procura statale, i corpi presentavano segni di violenza, ma non è stato ancora chiarito se si tratti di un attacco mirato o di un episodio legato alle dinamiche criminali che da anni affliggono la regione. Guerrero è infatti uno degli stati più instabili del Paese, dove cartelli e gruppi armati locali si contendono rotte, estorsioni e controllo delle comunità.
Le autorità non escludono alcuna pista, compresa quella di un sequestro finito tragicamente. La compagnia canadese ha espresso “profondo dolore” per la perdita dei suoi dipendenti e ha dichiarato di essere in contatto con le famiglie e con le autorità messicane per ottenere chiarimenti. Ottawa ha chiesto al governo di Città del Messico un’indagine “rapida e trasparente”, sottolineando la necessità di garantire la sicurezza dei lavoratori stranieri impiegati nel settore minerario, uno dei più esposti alle pressioni criminali nelle regioni interne del Paese.
Il governo messicano, da parte sua, ha promesso il massimo impegno per ricostruire l’accaduto e individuare i responsabili. L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza nelle aree minerarie, spesso teatro di violenze e intimidazioni, e mette nuovamente sotto i riflettori la difficoltà delle autorità nel controllare territori dove lo Stato fatica a imporsi.



