Secondo il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, l’ordine internazionale costruito attorno all’Occidente sarebbe entrato in una fase di declino irreversibile. “L’Ue e la Nato stanno diventando strutture obsolete”, ha affermato in un’intervista all’emittente internazionale TV BRICS, sostenendo che Washington non sia più in grado di mantenere gli impegni assunti. Al contrario, i Paesi del “sud globale” starebbero rafforzando il proprio peso sulla scena internazionale, rivendicando autonomia politica ed economica.
Nel mirino del capo della diplomazia russa c’è soprattutto la condotta americana dopo il vertice di Anchorage, in Alaska. Lavrov ha accusato gli Stati Uniti di non aver rispettato gli accordi discussi sul dossier ucraino. “Avevamo accettato le proposte avanzate da Washington, convinti che si potesse chiudere quella fase e aprire una cooperazione più ampia”, ha dichiarato. “Nella pratica è accaduto l’opposto”. Tra gli esempi citati, l’introduzione di nuove sanzioni e quella che definisce una “guerra contro le petroliere russe in mare aperto”, in violazione della Convenzione Onu sul diritto del mare.
Lavrov ha inoltre denunciato le pressioni esercitate su Paesi come l’India per ridurre gli acquisti di energia russa, sostenendo che l’obiettivo statunitense sia imporre gas naturale liquefatto americano a prezzi più elevati. Secondo Mosca, nonostante le dichiarazioni della Casa Bianca sulla volontà di porre fine al conflitto, le misure punitive varate sotto l’amministrazione Biden restano tutte in vigore.
Negoziati, Zelensky: “Nessun passo avanti”
Sul fronte diplomatico, i contatti proseguono senza risultati concreti. Dopo due round di colloqui ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ammesso l’assenza di progressi sui nodi centrali del conflitto. “Le questioni complesse restano complesse”, ha dichiarato, ribadendo che Kiev non intende arretrare dalle aree del Donbass ancora sotto il suo controllo, nonostante le pressioni internazionali, comprese quelle statunitensi.
Accuse contro la Polonia per l’attentato al generale Alekseyev
Intanto il Servizio federale di sicurezza russo ha chiamato in causa direttamente la Polonia. L’Fsb sostiene che l’intelligence di Varsavia sia coinvolta nel tentato assassinio del generale Vladimir Alekseyev, vicecapo del GRU, affermando che agenti polacchi avrebbero contribuito al reclutamento dell’attentatore. Varsavia non ha commentato le accuse, mentre Kiev ha respinto ogni coinvolgimento e continua a negare responsabilità, parlando di possibili regolamenti di conti interni agli apparati di sicurezza russi. Nei giorni scorsi un cittadino russo nato in Ucraina è stato estradato da Dubai a Mosca con l’accusa di aver sparato ad Alekseyev, ferendolo gravemente. Le autorità russe affermano di aver individuato anche due complici, uno arrestato nella capitale e una donna riuscita a fuggire in Ucraina.
Raid su Kharkiv e Odessa
Sul terreno, la guerra continua. Nella notte un attacco con droni russi ha colpito Bohodukhiv, nella regione di Kharkiv. Secondo il Servizio statale di emergenza ucraino, un drone ha centrato un’abitazione in una zona residenziale, distruggendola completamente. Sotto le macerie sono stati trovati i corpi di una donna e di suo figlio di dieci anni. Le autorità locali hanno precisato che nell’area non erano presenti obiettivi militari.
Un altro attacco ha interessato la regione di Odessa. Secondo l’amministrazione militare locale, droni Shahed di fabbricazione iraniana hanno colpito diverse abitazioni, causando almeno una vittima. I servizi di emergenza sono intervenuti durante la notte. Il governatore regionale ha parlato di un’operazione “massiccia” contro la città e i dintorni.



