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Il Paradosso della Sicurezza in Quota

La Scadenza Invisibile: 5 Verità sui DPI Anticaduta che Ogni Professionista Deve Conoscere
sabato, 7 Febbraio 2026
3 minuti di lettura

Immaginate un lavoratore impegnato in un intervento su un tetto industriale. La sua imbracatura appare solida, le fibbie chiudono perfettamente e il tessuto sembra pulito. Agli occhi di un profano, quel lavoratore è al sicuro. Eppure, dal punto di vista tecnico e legale, quel dispositivo potrebbe essere, per usare una metafora diffusa tra gli addetti ai lavori, un ‘falso affidabile’: funziona in apparenza, ma non offre più le garanzie di sicurezza richieste.”

Questo è il paradosso della sicurezza in quota: la protezione reale non coincide quasi mai con la semplice integrità estetica. La sicurezza dipende dalla “storia” del dispositivo, dalla sua conservazione e dal rispetto di protocolli normativi rigorosi. In qualità di esperti, sappiamo che un DPI non gestito non è uno strumento di lavoro, ma un falso senso di sicurezza che espone il datore di lavoro a pesanti responsabilità penali e il lavoratore a rischi fatali. In questo post sveleremo le verità che spesso vengono trascurate nella gestione dei Dispositivi di Protezione Individuale.

Non Tutti i DPI Invecchiano Allo Stesso Modo

Un errore sistematico commesso in molti cantieri è trattare l’intero kit anticaduta come se avesse un’unica data di scadenza. La realtà tecnica, ben documentata dai dati, impone una gestione differenziata basata sulla tipologia dei materiali. La durata di vita massima, calcolata a partire dalla data di produzione impressa in fabbrica e non dall’acquisto, segue scadenze tassative:

  • 10 anni: Assorbitori di energia meccanici, imbracature anticaduta (EN 361) e cinture di posizionamento (EN 358).
  • 5 anni: Cordini con assorbitori di energia (EN 355), funi RLX e cordini standard (EN 354).
  • 3 anni: Anelli di fettuccia (EN 795).
    L’avvertimento dell’esperto: L’orologio biologico di un’imbracatura inizia in fabbrica. Se un dispositivo rimane in magazzino per due anni prima di essere venduto, la sua vita utile residua sarà di otto anni, non dieci. Trattare una fettuccia di quattro anni con la stessa confidenza di un’imbracatura nuova è un errore tecnico che invalida immediatamente ogni protocollo di sicurezza.

I “Killer Silenziosi”: Sole, Calore e Chimica

Un DPI può degradarsi anche restando appeso a un gancio. I polimeri sintetici che compongono le fibre tessili sono estremamente sensibili ai fattori ambientali, che agiscono come degradatori molecolari invisibili.

Raggi UV, fiamme libere, agenti chimici e temperature al di fuori del range -40°C / +80°C sono i principali responsabili della perdita di capacità strutturale. Come specialisti, dobbiamo cercare i segnali di allarme che il manuale d’uso definisce come criteri di scarto immediato:

  • Stato farinoso”: La fune rilascia una polvere sottile al tatto, segno di degradazione chimica o solare.
  • Rigidità anomala”: La fibra ha perso elasticità, diventando fragile.
  • Perforazioni da metalli fusi“: Anche un singolo foro causato da scintille di saldatura compromette l’intero carico di rottura.
    Come recita la prescrizione tecnica:

La durata di vita massima è da considerarsi valida ‘se i DPI sono utilizzati e conservati correttamente’ come indicato sui libretti di uso e manutenzione.”

Il Countdown Inizia dal “Primo Utilizzo”, ma la Legge Guarda l’Etichetta

Esiste una distinzione netta tra vita tecnica e conformità legale. Se la data di produzione (settimana/anno) determina il limite massimo di vita, la Data di Primo Utilizzo è il trigger che attiva il countdown delle revisioni periodiche.

Ogni DPI deve essere accompagnato dalla sua Scheda di Revisione, un documento legale che deve essere compilato al momento della messa in servizio. La normativa EN 365 è perentoria: la revisione annuale deve avvenire entro 12 mesi dal primo utilizzo. Attenzione: Se l’etichetta del DPI diventa illeggibile o se la scheda di revisione viene smarrita, il dispositivo deve essere rimosso immediatamente dal servizio. Un DPI senza “carta d’identità” leggibile è, per la legge italiana, un dispositivo non conforme che non deve essere utilizzato.

La “Persona Competente”: Molto Più di un Semplice Controllo Visivo

La revisione non è una “occhiata veloce” tra colleghi. Secondo la norma EN 365, l’ispezione periodica deve essere eseguita esclusivamente da una “persona competente” che deve autorizzare l’uso per iscritto.

Questa figura deve possedere una formazione specifica che, per i dispositivi complessi, deve essere fornita direttamente dal fabbricante.

Un esempio della complessità tecnica? Il test funzionale degli anticaduta scorrevoli. Non basta che “chiudano“: bisogna eseguire il test con un peso di 5 kg. Il dispositivo deve bloccarsi automaticamente in meno di 1 metro senza alcun intervento manuale. Se non supera questo “acid test“, il dispositivo va scartato, indipendentemente dalla sua età.

Un DPI senza revisione documentata equivale, nei fatti, a un DPI non utilizzabile.

Il DPI è l’Ultima Spiaggia, non la Prima Scelta

Viviamo in un’epoca di marketing aggressivo dove l’“edilizia su fune” viene pubblicizzata con promesse di risparmi straordinari (“1/3 del prezzo”) e “garanzie a vita“. Come professionisti della sicurezza, dobbiamo opporre il rigore del D.Lgs. 81/08 a queste sirene commerciali.

Gli articoli 75 e 111 del Testo Unico sono chiarissimi nella Gerarchia della Prevenzione:

  1. Priorità alla Protezione Collettiva: Parapetti e ponteggi devono essere sempre la prima scelta.
  2. Uso residuale del DPI: L’imbracatura si indossa solo quando le misure collettive non sono tecnicamente realizzabili o non riducono sufficientemente il rischio.
    Scegliere il lavoro su fune solo per risparmiare sui costi di un ponteggio, quando quest’ultimo sarebbe stato installabile, costituisce una violazione degli obblighi del datore di lavoro. La sicurezza non è un’opzione di budget, ma un requisito derivante dalla natura del rischio e dalle sollecitazioni prevedibili.

Conclusione: La Sicurezza è un Processo, non un Oggetto

La qualità di un’imbracatura o di un connettore (EN 362) si azzera nel momento in cui viene meno il rigore della gestione documentale e manutentiva. Un DPI non revisionato o privo di etichetta leggibile non è un dispositivo di protezione: è un pericolo latente che genera una falsa percezione di invulnerabilità.

La gestione della sicurezza in quota richiede una sorveglianza metodica, una formazione specialistica e il coraggio di scartare un’attrezzatura apparentemente integra ma tecnicamente decaduta.

L’imbracatura che indosserai domani ha ricevuto la sua “autorizzazione per iscritto” negli ultimi 12 mesi da una persona competente, o ti stai affidando solo alla fortuna?

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