Le Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC) hanno sequestrato due imbarcazioni nel Golfo Persico, accusate di essere coinvolte nel contrabbando di carburante, un fenomeno che da anni rappresenta una delle principali fonti di tensione nella regione. L’operazione, confermata dai media iraniani, si inserisce in una serie di interventi mirati a contrastare il traffico illegale di petrolio e derivati, spesso destinati ai mercati neri dei Paesi vicini. Secondo le autorità iraniane, le due imbarcazioni trasportavano diverse migliaia di litri di carburante senza documentazione valida. Gli equipaggi — la cui nazionalità non è stata resa nota — sarebbero stati fermati per interrogatori, mentre le navi sono state scortate verso un porto iraniano per ulteriori verifiche. L’IRGC ha definito l’operazione “parte degli sforzi per proteggere le risorse nazionali e garantire la sicurezza marittima”. Il contrabbando di carburante è un problema cronico per l’Iran, dove i prezzi interni fortemente sovvenzionati rendono il traffico illegale estremamente redditizio. Le autorità sostengono che gruppi organizzati utilizzino piccole imbarcazioni veloci per trasportare carburante verso gli Stati del Golfo, approfittando della complessità delle rotte marittime e della difficoltà di monitorare ogni movimento. L’episodio arriva in un momento di particolare sensibilità geopolitica: le acque del Golfo sono spesso teatro di tensioni tra Iran, Stati Uniti e Paesi alleati, con incidenti che coinvolgono petroliere, navi commerciali e unità militari. Sebbene il sequestro annunciato dall’IRGC riguardi un’operazione interna contro il contrabbando, gli osservatori ricordano che ogni intervento nella regione può avere ripercussioni più ampie sul fragile equilibrio marittimo. Per ora, Teheran insiste sul carattere “puramente economico” dell’operazione.



