Nella notte la Russia ha ripreso con forza gli attacchi a lungo raggio, puntando ancora sulle infrastrutture energetiche ucraine nel momento più critico dell’inverno. A Kiev, secondo le autorità, oltre mille edifici residenziali sono rimasti senza riscaldamento mentre le temperature scendevano vicino ai meno venti. Segnalazioni di blackout e danni alle reti di distribuzione sono arrivate anche da altre aree del Paese, con un impatto immediato sulla vita quotidiana. Da parte ucraina la lettura è netta. Il presidente Volodymyr Zelensky sostiene che Mosca abbia sfruttato la finestra di de escalation proposta dagli Stati Uniti non per sostenere i contatti politici, ma per rinviare l’offensiva, accumulare missili e colpire quando il freddo rende più vulnerabile la popolazione.
Kiev parla di un attacco di ampiezza eccezionale, con un mix di missili balistici e da crociera e una massa di droni d’attacco. Il governo ha descritto la strategia russa come un tentativo deliberato di lasciare “centinaia di migliaia” di persone senza calore e servizi essenziali nel picco della stagione invernale. Il raid arriva mentre il dossier negoziale prova a rimettersi in moto. Un nuovo trilaterale è atteso negli Emirati tra oggi e domani, 4 e 5 febbraio, ma Kiev avverte che la continuità dei colloqui dipende anche dalla credibilità delle “pause” sul campo. Zelensky ha fatto sapere che l’Ucraina discuterà con Washington le conseguenze politiche e operative dell’attacco, chiedendo in particolare accelerazioni sulla difesa aerea e nuove soluzioni industriali per la produzione di armamenti in Europa su licenza statunitense.
Rutte a Kiev
A Kiev è arrivato anche il segretario generale della Nato Mark Rutte, che ha definito l’Ucraina pronta a collaborare per un’intesa “accettabile”, accusando però la Russia di creare caos con bombardamenti che colpiscono civili e infrastrutture. Nel suo intervento al Parlamento ucraino, Rutte ha evocato garanzie di sicurezza post accordo, con una coalizione di Paesi disponibili a intervenire rapidamente in aria, in mare e sul terreno una volta firmata la pace, e ha ricordato che qualunque intesa richiederà scelte difficili e meccanismi di attuazione credibili.
La linea europea
Sul fronte europeo i toni restano duri. La Commissione Ue sostiene che Mosca non dimostri serietà quando parla di tregue, citando la sequenza di attacchi delle ultime settimane. L’Alta rappresentante Kaja Kallas insiste sulla necessità di aumentare la pressione, perché Kiev avrebbe già accettato diversi compromessi mentre da Mosca non arriverebbero segnali equivalenti. Intanto Bruxelles prepara anche il terreno politico per il quarto anniversario dell’invasione su vasta scala, il 24 febbraio, con la visita annunciata del presidente del Consiglio europeo António Costa e la partecipazione già confermata della presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Sul lato economico e di sicurezza interna, in Europa proseguono le indagini sulle reti che aggirano le sanzioni e i casi di controspionaggio. In Germania le autorità hanno colpito un presunto sistema di esportazioni illegali verso la Russia, mentre in Polonia è stato arrestato un funzionario del ministero della Difesa con l’accusa di collaborazione con un servizio di intelligence straniero. Dossier che si intrecciano con la pressione sulle filiere tecnologiche e con la battaglia sulle entrate energetiche, tra ipotesi di stop agli acquisti di petrolio russo da parte dell’India e smentite di Mosca su comunicazioni ufficiali ricevute.
Il nodo nucleare
Accanto alla guerra sul campo riaffiora anche la dimensione strategica globale. Da Mosca, il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov sostiene che la Russia è pronta a uno scenario senza vincoli sul controllo delle armi nucleari, in vista della scadenza del trattato New Start prevista per giovedì 5 febbraio. Il Cremlino afferma che l’offerta di una proroga delle restrizioni è ancora sul tavolo, ma che dagli Stati Uniti non sarebbe arrivata una risposta formale.



