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Ripresi i raid russi su tutta l’Ucraina, 50 città al buio. Zelensky: “Mosca sceglie il terrore”

martedì, 3 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

La tregua per il gelo chiesta da Donald Trump è già finita. Nella notte la Russia ha ripreso i bombardamenti su larga scala contro l’Ucraina, colpendo infrastrutture energetiche e centri urbani in pieno inverno. Almeno cinquanta città sono rimaste senza elettricità, secondo l’amministrazione militare della regione di Vinitsia.
Missili e droni hanno colpito Kiev, Kharkiv, Dnipro e altre città. A Kiev oltre mille edifici residenziali sono rimasti senza riscaldamento, con temperature prossime ai meno venti gradi. Blackout prolungati sono stati segnalati in decine di centri abitati. Nella regione di Kharkiv si registra almeno una vittima civile e diversi feriti.
Nella capitale, gli attacchi si sono susseguiti per ore, prima con droni, poi con missili balistici. Sono stati segnalati danni a edifici residenziali e a strutture scolastiche. La metropolitana è rimasta operativa soprattutto come rifugio antiaereo. Le autorità locali parlano di attacchi mirati a compromettere le condizioni di vita quotidiana, con evacuazioni parziali e interruzioni dei servizi essenziali.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato: “Mosca sta scegliendo il terrore e l’escalation, ed è per questo che è necessaria la massima pressione”. Secondo Kiev, l’uso del freddo come arma conferma che senza un aumento delle pressioni internazionali non sarà possibile arrivare a una soluzione. La priorità resta il rafforzamento della difesa aerea e la protezione delle infrastrutture critiche. Sul fronte orientale i combattimenti proseguono, tra accuse reciproche difficili da verificare.

Diplomazia

Mentre i raid continuano, sul piano politico si tenta di riaprire un canale negoziale. Dal 4 febbraio sono previsti colloqui trilaterali ad Abu Dhabi tra Ucraina, Stati Uniti e Russia, con l’obiettivo dichiarato di esplorare le condizioni per una tregua più ampia. Donald Trump ha parlato di “progressi” e di possibili “buone notizie” a breve, pur riconoscendo la complessità del negoziato. Sul terreno, però, la guerra resta invariata.
Resta aperto anche il dossier strategico. Il Cremlino ha ribadito che l’offerta di proroga delle restrizioni previste dal trattato Nuovo Start con Washington è ancora valida. Secondo Mosca, la proposta non ha ricevuto risposta dagli Stati Uniti e rischia di decadere, lasciando un ulteriore vuoto nel controllo degli armamenti.
Il conflitto continua intanto ad avere ricadute globali. Da un lato, Mosca ha avvertito il Giappone che l’eventuale dispiegamento di sistemi missilistici terrestri a medio raggio comporterebbe contromisure “militari e tecniche”. Dall’altro, sul fronte europeo e transatlantico prende forma l’ipotesi di un meccanismo a più livelli per far rispettare un eventuale cessate il fuoco: una prima fase con una forza di deterrenza a guida europea e supporto statunitense, seguita, in caso di violazioni ripetute, da un coinvolgimento militare progressivo più diretto. Un piano che resta, per ora, teorico.

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