I giocattoli hanno una grandissima responsabilità, perché oltre a stimolare la fantasia, raccontano molto dei cambiamenti sociali e culturali di un’epoca, con la possibilità di influenzare fortemente l’evoluzione dei bambini se ciò non viene fatto con le dovute cautele. Non sorprende, quindi, che, nelle ultime settimane, abbia fatto discutere molto, soprattutto in Italia, la nuova Barbie della linea Fashionistas, la prima affetta da autismo, tacciata di edulcorare la realtà e congelare gli stereotipi. “Uno spettacolo grottesco – ha commentato Stefania Stellino, presidente della sezione Lazio dell’Angsa, Associazione nazionale persone con soggetti autistici -: hanno creato una specie di prototipo dell’autismo, mettendo in una sola bambola stereotipi che riguardano persone diversissime tra di loro. Non nego le buone intenzioni, ma il risultato ha qualcosa di mostruoso“. Ma non è certo il primo e unico caso in cui un giocattolo finisce al centro delle polemiche.
Giochi poco sicuri per la salute
Nel corso della storia, infatti, molti sono stati i giocattoli ritirati dal mercato per motivi di sicurezza o per questioni sociali e culturali. Tra i casi più emblematici il Gilbert U-238 Atomic Energy Lab, un kit scientifico commercializzato negli Anni ’50, che al suo interno conteneva piccole quantità di materiale radioattivo. Ma anche le Jarts, ovvero le freccette da giardino, che con le loro punte metalliche hanno causato incidenti anche gravi e che sono state bandite negli Stati Uniti alla fine degli Anni ‘80. E ancora la Cabbage Patch Kids Snacktime Doll, la bambola che poteva mangiare del 1996. Il meccanismo che consentiva questa funzione era costituito da dei rulli metallici lisci nascosti nella bocca, che rischiavano di intrappolare capelli e dita al loro interno e per questo nel 1997 vennero ritirate dal commercio dopo un accordo che la Mattel, all’epoca proprietaria di questi giocattoli, firmò con la Consumer Product Safety Commission.
Tra stereotipi di genere e razzismo
Accanto ai rischi fisici esiste, però, un’intera categoria di giochi che ha sollevato polemiche per i messaggi culturali e sociali impliciti, come rappresentazioni razziali offensive, stereotipi di genere, sessualizzazione precoce o modelli educativi problematici.
Il caso più noto è quello della Barbie. Fin dalla sua nascita, alla fine degli Anni ‘50, la bambola è stata criticata per il corpo irrealistico, la sua perfezione e gli stereotipi di genere che incarnava, considerati modelli tossici per le bambine. Tra le versioni più controverse spicca Teen Talk Barbie, prodotta nel 1992, che pronunciava frasi come “Avremo mai abbastanza vestiti?” o anche “Amo lo shopping” e ancora “Le lezioni di matematica sono dure”. Quest’ultima affermazione è stata al centro di diverse critiche sollevate dalla American Association of University Women, perché non faceva altro che rafforzare stereotipi di genere negativi per cui le materie scientifiche sono appannaggio esclusivo degli uomini. Anche Computer Engineer Barbie, lanciata nel 2010, finì sotto i riflettori dopo la pubblicazione del libro I Can Be a Computer Engineer, che descriveva Barbie come incapace di gestire il computer senza l’aiuto degli amici maschi. Non meno discusse le Bratz, spesso accusate di presentare un modello estetico adulto e sessualizzato rivolto a un pubblico di bambine.
Ancora più problematiche, dal punto di vista razziale, le bambole Golliwog, create nel XVIII secolo dall’autrice e disegnatrice Florence Kate Upton. Pelle nera, occhi cerchiati di bianco, labbra rossissime e capelli crespi. Secondo un editoriale del Times, risalente al 2013, queste bambole erano progettate per riflettere e perpetuare stereotipi razzisti.
La stereotipizzazione dei giocattoli oggi
A tutto questo si aggiunge la persistente distinzione di genere nei giochi. Le macchinine sono per i bambini, le bambole per le bambine. Molti negozi continuano a separare i reparti per generi, utilizzando colori e segnali che indirizzano la piccola utenza. Inoltre, secondo un’analisi del Geena Davis Institute anche la pubblicità e il packaging stesso contribuiscono a trasmettere distinzioni di genere e rafforzare i ruoli tradizionali. Solitamente le bambine vengono associate alla cura personale, alla bellezza, alla creatività e alle faccende domestiche, mentre i bambini alla forza, all’azione e alla tecnologia.
La persistenza di questi stereotipi, però, non dipende solo dal mercato, ma anche dai comportamenti degli adulti. Molto spesso i genitori, a volte inconsapevolmente, scelgono per i propri figli giocattoli “coerenti” con il genere del figlio, alimentando così la domanda e influenzando la produzione.
Passano gli anni, ma i cambiamenti sono lenti e a pagarne il prezzo sono i bambini stessi, costretti fin da piccoli ad adeguarsi a quello che vorrebbe la società. Nonostante la leggerezza apparente dei giochi, questi sono anche uno dei primi strumenti con il quale i bambini scoprono il mondo e le norme sociali. Come ricorda l’Unicef, se un bambino viene incoraggiato a giocare solo con oggetti che “rispecchiano” il suo genere, si “può ostacolare la loro capacità di sviluppare altri tipi di abilità cognitive, fisiche e sociali”.



