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Giustizia, alla Cassazione si confermano le divisioni tra Magistratura e Governo

Davanti a Mattarella per l’inaugurazione dell’anno giudiziario D’Ascola richiama l’indipendenza della giurisdizione mentre Nordio respinge le accuse: “Infondato dire che la riforma la mini”
sabato, 31 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Anche alla presenza di Sergio Mattarella i vertici della Magistratura e il Governo sono stati protagonisti di un nuovo confronto, anche aspro, in merito alle riforme della giustizia, in particolare alla riforma costituzionale in corso di approvazione. Il ‘match’ si è svolto ieri, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte di Cassazione. Confermata, quindi, quella che può essere considerata come una vera frattura istituzionale. Ad aprire il quadro è stato il Primo Presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola: “La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”.

Pasquale D’Ascola, Primo Presidente della Cassazione
Pasquale D’Ascola, Primo Presidente della Cassazione

D’Ascola ha sottolineato come, in una Costituzione fondata sul principio di uguaglianza sostanziale, la funzione giurisdizionale trovi il proprio senso nell’assicurare che la legge sia uguale per tutti e che i diritti abbiano una tutela effettiva, non soltanto formale. E successivamente il Primo Presidente ha aggiunto che l’assemblea della Cassazione si è rivolta a Parlamento e Governo per sollecitare “la massima attenzione alla concreta e futura attuazione delle riforme costituzionali” riguardanti la giurisdizione. L’auspicio espresso è che venga escluso ogni rischio di indebolimento, anche solo potenziale, dei principi fondanti della giurisdizione, primo fra tutti quello dell’indipendenza, pur nel rispetto delle prerogative del decisore politico. D’Ascola ha inoltre invitato a mantenere un clima di rispetto reciproco e collaborazione tra le istituzioni, avvertendo del pericolo che si diffonda l’idea di una magistratura esitante o condizionabile.

Scontro inaccettabile

Sulla stessa linea il pensiero del Procuratore Generale della Cassazione Pietro Gaeta che ha posto l’accento sulla percezione estera del conflitto istituzionale: “Lo scontro, perché come tale è stato presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico”, ha tuonato. Gaeta ha quindi invitato a respingere la logica della contrapposizione e della semplificazione e ha aggiunto che la democrazia è fondata sul dialogo e su processi decisionali complessi, soprattutto quando si affronta una materia delicata come la giustizia.

Pietro Gaeta, Procuratore Generale della Cassazione
Pietro Gaeta, Procuratore Generale della Cassazione

Il Procuratore Generale ha inoltre osservato che il dibattito mediatico tende a concentrarsi sul processo e su singoli esiti, trascurando il fine complessivo della funzione giurisdizionale, che resta l’applicazione del diritto nel caso concreto: “È questo il valore per ciascun cittadino”. Gaeta ha concluso auspicando un recupero di razionalità istituzionale e di un confronto orientato al lungo periodo, ricordando che le istituzioni non appartengono a chi le rappresenta temporaneamente.

Interpretazioni infondate

Di segno opposto l’intervento del Ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha difeso l’impianto della riforma e respinto con decisione le accuse di un possibile condizionamento della magistratura: “Sento il dovere istituzionale di ribadire con chiarezza e fermezza che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura”. Nordio ha definito infondate le interpretazioni che attribuiscono al legislatore l’intenzione di sottoporre la giurisdizione al potere esecutivo, parlando di letture arbitrarie e prive di riscontro nel testo costituzionale.

Carlo Nordio, Ministro della Giustizia
Carlo Nordio, Ministro della Giustizia

Il Ministro ha successivamente auspicato che il confronto sulla riforma si mantenga “nei limiti della razionalità, della pacatezza e della continenza” e allo stesso tempo ha aggiunto che il Governo rispetterà l’esito del referendum: “Se il popolo la rifiuterà, resteremo fermi al nostro posto rispettandone la decisione. Se invece la confermerà, inizierà una fase di dialogo con la magistratura, il mondo accademico e l’avvocatura per elaborare le norme attuative”.

Nordio ha ‘approfittato’ della situazione per ricordare l’azione del ministero nel corso dell’ultimo anno: ha parlato delle procedure concorsuali avviate per l’assunzione di oltre 2.000 magistrati, degli interventi sugli organici del personale amministrativo e degli investimenti programmati con l’obiettivo di coprire integralmente le dotazioni entro il 2026. Un bilancio che il Guardasigilli ha collegato alla stabilità di Governo, indicata come fattore di credibilità istituzionale.

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