L’ASEAN non riconoscerà le elezioni organizzate dalla giunta militare in Myanmar. A dichiararlo è stato un alto diplomatico filippino, confermando una posizione che segna un raro atto di fermezza da parte del blocco regionale nei confronti di uno dei suoi membri più problematici. Secondo il rappresentante di Manila, il voto promosso dai generali birmani “non può essere considerato legittimo” perché si svolge in un contesto di repressione diffusa, assenza di libertà politiche e conflitti armati in vaste aree del Paese.
La presa di posizione arriva mentre la giunta del generale Min Aung Hlaing tenta di presentare le elezioni come un passo verso la “normalizzazione”, nonostante la detenzione di leader democratici, la messa al bando dei principali partiti e l’esclusione di milioni di cittadini dalle urne. Per l’ASEAN, che negli ultimi anni ha oscillato tra pressioni diplomatiche e cautela, la dichiarazione rappresenta un segnale di crescente frustrazione verso l’incapacità del regime di rispettare il “consenso in cinque punti” concordato nel 2021, che prevedeva la fine della violenza e un dialogo inclusivo. Il diplomatico filippino ha sottolineato che il blocco non può avallare un processo elettorale “privo delle condizioni minime di credibilità”, aggiungendo che la comunità internazionale deve mantenere alta l’attenzione sulla crisi umanitaria in corso.
Le Nazioni Unite stimano che oltre due milioni di persone siano state sfollate dal colpo di Stato, mentre le forze armate continuano a condurre operazioni contro gruppi etnici armati e milizie pro‑democrazia. La posizione dell’ASEAN, pur non accompagnata da sanzioni o misure punitive, potrebbe isolare ulteriormente la giunta, già sotto pressione per le recenti sconfitte militari e per il crescente sostegno internazionale alle forze di resistenza.



