Mentre la diplomazia prova a riaprire un canale di dialogo, la guerra in Ucraina continua a produrre vittime civili, blackout e nuove tensioni regionali. Kiev ha confermato la disponibilità del presidente Volodymyr Zelensky a un incontro diretto con Vladimir Putin, ma dal Cremlino è arrivata una risposta condizionata. “Se Zelensky è davvero pronto, lo aspettiamo a Mosca”, ha dichiarato l’assistente presidenziale Yuri Ushakov, precisando che un eventuale vertice dovrebbe essere “accuratamente preparato” e orientato a “risultati concreti”.
Nelle capitali europee l’ipotesi di un faccia a faccia viene accolta con cautela, nella consapevolezza che un incontro privo di una preparazione politica sostanziale rischierebbe di restare un gesto simbolico, senza effetti reali sul conflitto. Nel frattempo, Mosca ha annunciato che i colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti riprenderanno domenica ad Abu Dhabi, dopo un primo round senza risultati significativi.
Il Cremlino si dice “aperto al processo negoziale”, ma accusa Kiev di voler sabotare il dialogo. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha parlato di “attacchi deliberati contro i civili” finalizzati a “far deragliare qualsiasi progresso verso la pace”. In questo quadro, Washington continua a svolgere un ruolo di facilitazione discreta, mantenendo contatti separati con entrambe le parti per verificare se esistano margini minimi di intesa su territori e sicurezza energetica.
Vittime civili ed emergenza energetica
Accuse respinte da Kiev, mentre sul terreno la situazione resta critica. Nella notte tra martedì e mercoledì le difese aeree ucraine hanno abbattuto 103 dei 146 droni russi lanciati contro diverse regioni del Paese. Alla periferia di Kiev, a Bilohorodka, un drone Shahed ha colpito un edificio residenziale, causando la morte di due adulti. Un bambino di quattro anni è stato salvato grazie all’intervento del giornalista ucraino Marian Kushnir, che lo ha estratto dall’appartamento in fiamme. “Non sono un eroe”, ha scritto, “gli eroi sono quelli che ogni giorno salvano vite sotto le bombe”. Secondo Zelensky, nella sola capitale oltre 700 edifici restano senza riscaldamento in tre distretti, mentre continuano blackout e interruzioni di emergenza in numerose regioni, da Kharkiv a Odessa, fino al Dnipro. Il governo ucraino parla di una situazione energetica “estremamente difficile”, aggravata dai bombardamenti notturni sulle centrali e dalle condizioni meteorologiche avverse.
Allarme Ue: Mosca minaccia strutturale
Sul piano europeo cresce l’allarme strategico. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha avvertito che “la Russia rimarrà una minaccia a lungo termine per la sicurezza europea”, mentre la premier danese Mette Frederiksen ha sottolineato che l’Europa “è in grado di fare di più per la propria difesa”, invitando ad accelerare il riarmo senza attendere il 2035. Sulla stessa linea il commissario Ue alla Difesa Andrius Kubilius, che ha indicato i missili come “priorità urgente” e avviato consultazioni con l’industria europea. In ambito Ue resta aperto il dibattito su eventuali iniziative autonome nel caso in cui il percorso negoziale non producesse risultati, con l’obiettivo di mantenere un fronte compatto a sostegno di Kiev.
L’Italia e la linea della coerenza
Intanto l’Italia ha annunciato l’invio a Kiev del primo lotto di forniture per l’emergenza energetica: 78 caldaie industriali già consegnate e altre 300 in arrivo, per una capacità complessiva di circa 900 megawatt termici. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito in Parlamento che “la credibilità dell’Italia si rafforza quando parole, decisioni e azioni procedono nella stessa direzione”, escludendo iniziative isolate al di fuori del coordinamento europeo e atlantico.
Sanzioni e nodi ancora aperti
Sul fronte delle sanzioni, un’inchiesta indipendente ha rivelato che dal 2022 in Russia sarebbero entrate oltre 200 auto di lusso occidentali, per un valore di almeno 5,9 miliardi di rubli, aggirando i divieti attraverso triangolazioni finanziarie. Greenpeace ha inoltre denunciato il perdurare dei rapporti tra Francia e Rosatom, chiedendo all’Ue di sanzionare il colosso nucleare russo, un tema che continua a dividere i Ventisette.



