Il primo ministro britannico Sir Keir Starmer è partito per una visita ufficiale di tre giorni in Cina, la prima di un leader del Regno Unito dal 2018. Il viaggio, che toccherà Pechino e Shanghai tra il 28 e il 30 gennaio, punta a rilanciare i rapporti economici con la seconda economia mondiale e a dare ossigeno a un’economia britannica in fase di stagnazione. Starmer è accompagnato da una nutrita delegazione di dirigenti industriali e finanziari, oltre che dalla cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves. L’obiettivo dichiarato è stringere nuovi accordi su investimenti, esportazioni e cooperazione industriale, con particolare attenzione al settore automobilistico e alle tecnologie avanzate. La missione arriva in un momento delicato per Londra, che negli ultimi mesi ha approvato il progetto cinese per la costruzione della più grande missione diplomatica d’Europa nel distretto finanziario della capitale, nonostante le preoccupazioni legate alla sicurezza. Il viaggio ha anche una dimensione geopolitica evidente. La crescente imprevedibilità degli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump spinge diversi alleati storici di Washington a cercare margini di autonomia, e il Regno Unito non fa eccezione. Secondo analisti britannici, Londra appare oggi più vicina a Pechino che a Washington su alcuni dossier globali, pur mantenendo un equilibrio diplomatico complesso. La visita si concluderà con una breve tappa in Giappone, segnale della volontà di Starmer di rafforzare la presenza britannica nell’Indo‑Pacifico. Ma è la Cina il vero banco di prova: per il premier laburista, ricucire i rapporti con Pechino significa non solo aprire nuove opportunità economiche, ma anche ridefinire il ruolo internazionale del Regno Unito in un mondo sempre più multipolare.



