Bruxelles è pronta a chiudere uno dei dossier commerciali più ambiziosi degli ultimi anni: l’accordo di libero scambio con l’India, un’intesa che potrebbe ridisegnare gli equilibri economici tra le due sponde dell’Eurasia. Dopo mesi di negoziati serrati, fonti comunitarie parlano di “fase conclusiva”, con la Commissione determinata a portare a casa un risultato che vale 136 miliardi di euro di scambi annuali, cifra destinata a crescere in modo significativo se le barriere tariffarie verranno effettivamente ridotte. L’India, oggi quinta economia mondiale, rappresenta per l’Unione un partner strategico non solo sul piano commerciale, ma anche geopolitico.
In un contesto globale segnato da tensioni e riallineamenti, Bruxelles punta a rafforzare legami con Paesi considerati affidabili e in forte espansione. New Delhi, dal canto suo, cerca accesso privilegiato al mercato europeo per sostenere la propria manifattura e attrarre investimenti in settori chiave come tecnologie verdi, farmaceutica e infrastrutture digitali. Restano nodi da sciogliere, soprattutto su standard ambientali, proprietà intellettuale e apertura dei servizi. L’UE insiste su garanzie più stringenti in materia di sostenibilità e tutela dei dati, mentre l’India chiede maggiore flessibilità per proteggere comparti sensibili e mantenere margini di politica industriale.
Nonostante le divergenze, entrambe le parti hanno interesse a chiudere rapidamente: per l’Europa significherebbe diversificare le catene di approvvigionamento, per l’India consolidare il proprio ruolo di potenza emergente. Se l’accordo verrà firmato nelle prossime settimane, come auspicano i negoziatori, potrebbe inaugurare una nuova stagione nei rapporti euro‑indiani, con ricadute economiche e politiche che vanno ben oltre le cifre del commercio bilaterale. Una partita che Bruxelles non vuole perdere.



