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Ali Khamenei

Iran, repressione e rischio escalation. Teheran avverte: “Risponderemo a ogni attacco”

Stime indipendenti parlano di più di 36mila i morti. La portaerei Lincoln entra nell’area Centcom per “deterrenza”. L’Italia chiede sanzioni Ue contro i Pasdaran
martedì, 27 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Dopo le proteste di inizio gennaio, represse con una violenza senza precedenti, l’Iran si trova sotto pressione sia sul piano dei diritti umani sia su quello della sicurezza internazionale, mentre aumentano i segnali di un possibile confronto diretto con gli Stati Uniti. Secondo stime diffuse da media e organizzazioni indipendenti, il bilancio delle vittime delle manifestazioni dell’8 e 9 gennaio sarebbe di gran lunga superiore ai dati ufficiali. Le valutazioni più severe parlano di decine di migliaia di morti in poche giornate, cifre che Teheran respinge definendole una “campagna di disinformazione”.

Le autorità iraniane continuano a sostenere che le vittime siano poco più di tremila, in gran parte appartenenti alle forze di sicurezza o civili estranei alle proteste. Le Ong per i diritti umani indicano invece i manifestanti come la maggioranza delle persone uccise e segnalano oltre ventimila arresti. Sul fronte interno, il potere giudiziario ha promesso processi rapidi e pene esemplari. Il capo della magistratura ha ribadito che non ci sarà alcuna clemenza per chi è accusato di violenze o atti definiti “terroristici”, alimentando il timore che la pena di morte venga utilizzata come strumento di deterrenza politica.

L’Iran è già uno dei Paesi che ricorrono più frequentemente alle esecuzioni capitali. Secondo diverse ricostruzioni internazionali, nella repressione delle proteste un ruolo centrale sarebbe stato svolto dai Guardiani della Rivoluzione, impiegati anche in operazioni dirette di controllo urbano. Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che l’alto numero di arresti, unito alla retorica sulla “punizione esemplare”, potrebbe tradursi nelle prossime settimane in un’ondata di esecuzioni per soffocare definitivamente il dissenso.

Khamenei e propaganda

Le tensioni si riflettono anche sul piano politico. In un segnale raro, un membro della famiglia del presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto pubblicamente il ripristino dell’accesso a internet, ancora fortemente limitato dopo il blackout imposto durante le proteste. Dagli Stati Uniti è arrivata intanto la notizia del rimpatrio forzato di decine di cittadini iraniani, due dei quali rischierebbero la condanna a morte una volta rientrati nel Paese.

Media vicini all’opposizione riferiscono inoltre che la Guida Suprema Ali Khamenei sarebbe stata trasferita in un rifugio protetto nella capitale per timori legati a un possibile attacco statunitense. Le autorità non hanno confermato, ma la propaganda ufficiale ha accompagnato la fase di tensione con messaggi simbolici, come l’inaugurazione di un murale a Teheran che raffigura la distruzione di una portaerei americana con lo slogan “Chi semina vento raccoglie tempesta”.

Movimenti militari Usa

Sul piano militare, il gruppo d’attacco della portaerei statunitense USS Abraham Lincoln è entrato nell’area di responsabilità del Comando Centrale Usa, pur non essendo ancora schierato in posizione operativa. Washington parla di una presenza “di deterrenza”, ma a Teheran il segnale è stato letto come una minaccia diretta. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che qualsiasi attacco riceverebbe una risposta “radicale” e proporzionata.

Secondo diversi osservatori, un eventuale scontro diretto potrebbe estendersi indirettamente ad altri teatri regionali attraverso le reti di alleanze e milizie vicine all’Iran. A tenere alta la tensione contribuiscono anche le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, che ha ribadito come l’uccisione dei manifestanti e l’uso della pena di morte su larga scala rappresentino linee rosse invalicabili.

Israele in allerta

Anche Israele segue con attenzione l’evoluzione del quadro. Secondo media locali, il governo di Gerusalemme è stato informato dei preparativi militari statunitensi e avrebbe completato le proprie pianificazioni per ogni possibile scenario. Le Israel Defense Forces restano in stato di allerta, mentre Teheran continua a minacciare ritorsioni contro basi americane nella regione.

Posizione italiana e sanzioni Ue

Sul piano internazionale, l’Italia chiede una risposta europea più dura. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che al prossimo Consiglio Affari Esteri sosterrà l’inclusione dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Ue e nuove sanzioni individuali contro i responsabili della repressione. Secondo Tajani, se le cifre sulle vittime dovessero essere confermate, la situazione iraniana raggiungerebbe livelli paragonabili ai peggiori teatri di crisi recenti.

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