La distanza tra il linguaggio della diplomazia e quello della guerra continua ad allargarsi. Mentre Stati Uniti, Russia e Ucraina mantengono aperto il canale negoziale avviato negli Emirati Arabi Uniti, sul terreno il conflitto non mostra segnali di attenuazione e anzi registra una nuova intensificazione degli attacchi russi contro le città ucraine. Da Mosca arriva un messaggio netto. Il Cremlino riconosce l’esperienza politica del presidente americano Donald Trump, ma respinge l’impostazione della sua iniziativa. A dirlo è il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, secondo cui i metodi di Washington non coincidono con la visione russa dell’ordine internazionale, improntata a un equilibrio multipolare. Una presa di distanza che ridimensiona le aspettative di un rapido avvicinamento tra le posizioni delle parti.
I colloqui svoltisi ad Abu Dhabi hanno messo in evidenza i nodi che restano irrisolti. Al centro delle discussioni, le richieste territoriali russe nell’Ucraina orientale e la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, dossier che continuano a bloccare qualsiasi ipotesi di accordo strutturale. Secondo fonti occidentali, senza una soluzione condivisa su questi punti non è realistico immaginare una stabilizzazione duratura.
Il dialogo continua
Il dialogo, tuttavia, non si è interrotto. Gli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff hanno incontrato a Mosca il presidente russo Vladimir Putin per un lungo faccia a faccia, concentrato sulle ultime questioni rimaste aperte. Da Washington filtra la valutazione di un confronto utile, anche se privo di svolte immediate. Un nuovo round negoziale potrebbe tenersi il 1 febbraio, sempre negli Emirati.
Sul piano politico, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scelto di rafforzare il coordinamento regionale. A Vilnius ha incontrato i leader di Lituania e Polonia nel formato del Triangolo di Lublino, a margine delle celebrazioni per l’insurrezione antirussa del XIX secolo. Un richiamo storico che sottolinea la continuità, secondo Kiev, della minaccia proveniente da Mosca.
Zelensky ha spiegato che l’obiettivo è consolidare una risposta comune tra Paesi che conoscono direttamente il rischio legato alla vicinanza geografica del conflitto. Il messaggio è chiaro: la sicurezza ucraina resta inseparabile da quella dell’Europa orientale.
Da parte americana, l’inviato Steve Witkoff ha ribadito che i colloqui di Abu Dhabi hanno creato le condizioni per proseguire il confronto e che l’amministrazione Trump resta impegnata in un percorso negoziale. Ma il quadro complessivo resta segnato da una contraddizione evidente: mentre le capitali parlano di diplomazia, i cieli ucraini continuano a riempirsi di droni e missili.
Guerra nei cieli e sul terreno
Ma mentre si moltiplicano gli incontri politici, la pressione militare russa continua. Il presidente ucraino ha denunciato una settimana di attacchi particolarmente intensi, con un massiccio impiego di droni, missili e bombe guidate. I bersagli principali restano le infrastrutture energetiche, gli snodi critici e le aree residenziali, soprattutto nelle regioni di Kiev e Kharkiv.
“Ogni offensiva su larga scala può avere effetti devastanti”, ha avvertito Zelensky, tornando a chiedere un rafforzamento immediato dei sistemi di difesa aerea. Secondo Kiev, la protezione dello spazio aereo resta la priorità assoluta per limitare l’impatto della strategia russa.
Nel frattempo, dal sud del Paese arrivano nuove accuse. Le autorità filorusse della regione di Kherson sostengono che un’ambulanza sia stata colpita da un drone ucraino, causando la morte di tre operatori sanitari. Una versione che non ha trovato conferme indipendenti e che si inserisce nel consueto scambio di accuse che accompagna il conflitto.



