A Bruxelles, il segretario generale dell’Alleanza atlantica Mark Rutte ha incontrato la premier danese Mette Frederiksen, ribadendo il rafforzamento della cooperazione sulla difesa artica. Secondo Rutte, la Danimarca resta uno dei pilastri della sicurezza condivisa e sta aumentando gli investimenti per migliorare deterrenza e capacità operative nel Nord, mentre la Nato valuta un coordinamento più strutturato delle attività nell’Alto Artico.
Subito dopo l’incontro, Frederiksen ha raggiunto Nuuk per colloqui con il premier groenlandese Jens Frederik Nielsen, in una missione dal forte valore politico. Il viaggio segue la fase di apparente de-escalation delle dichiarazioni americane sull’isola, ma mira soprattutto a riaffermare il legame diretto tra Copenaghen e il governo groenlandese in un contesto di crescente pressione internazionale.
Sul fronte europeo, il Consiglio Ue ha confermato l’intenzione di rafforzare l’impegno politico ed economico nell’Artico. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato l’arrivo di un pacchetto di investimenti dedicato alla Groenlandia, sottolineando la volontà dell’Unione di intensificare sia la cooperazione con Nuuk sia il dialogo con Washington sulla sicurezza artica. Parallelamente, Bruxelles resta pronta a valutare l’applicazione provvisoria dell’accordo Mercosur, segnale di una strategia commerciale che procede in parallelo alle tensioni geopolitiche.
Ancora più netta la posizione del presidente del Consiglio europeo António Costa, che ha ribadito come ogni decisione sulla Groenlandia spetti esclusivamente al Regno di Danimarca e alle autorità dell’isola. Un richiamo esplicito ai principi di sovranità e integrità territoriale, indicati come non negoziabili per l’Unione.
Intanto Parigi prepara una mossa diplomatica. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato una visita a Nuuk nelle prossime settimane, su invito delle autorità locali. La missione potrebbe coincidere con l’apertura di un consolato francese e si inserisce nella linea di sostegno alla posizione danese. Barrot ha ribadito che la sovranità groenlandese è indivisibile, evitando commenti sui contenuti di un presunto accordo quadro tra Stati Uniti e Nato, i cui dettagli restano ignoti.
Dagli Stati Uniti, il presidente Donald Trump continua invece a inviare segnali ambigui. Dopo aver parlato di un’intesa in preparazione sulla Groenlandia, ha sostenuto che Washington potrà “fare quello che vuole” all’interno dell’accordo, assicurando il coinvolgimento della Nato e annunciando sviluppi entro due settimane. Dichiarazioni che mantengono alta la tensione diplomatica, nonostante toni più cauti rispetto alle settimane precedenti.
Il quadro geopolitico si intreccia con quello economico emerso dal World Economic Forum di Davos. La presidente della Bce Christine Lagarde ha respinto l’idea di una “rottura” dell’ordine mondiale, preferendo parlare di alternative e della necessità di un possibile piano B. Lagarde ha insistito sulla natura interdipendente dell’economia globale e sulla necessità di distinguere i segnali reali dal rumore, mettendo in guardia da letture superficiali dei dati sulla crescita e da cifre nominali presentate come boom economici.
Un messaggio in linea con quello arrivato da Berlino. La ministra tedesca dell’Economia Katherina Reiche ha sottolineato come, dai contatti avuti a Davos, emerga un’Europa percepita come spazio stabile e affidabile per gli investimenti, grazie alla solidità industriale e a un quadro politico ed economico relativamente prevedibile.



