0

Comitato Direttivo di Confturismo nazionale

Dai laboratori dell’Università Federale di Ceará arriva un’innovazione che unisce medicina veterinaria, biotecnologia e sostenibilità: le membrane di tilapia, pesce d’allevamento, usate come “cerotti biologici” per guarire lesioni oculari negli animali
venerdì, 23 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Una pelle che guarisce, e che viene dal mare. In Brasile, un team di ricercatori guidato dal dottor Mirza Mel presso la Federal University of Ceará ha scoperto che la tilapia, pesce d’acqua dolce molto diffuso negli allevamenti tropicali, possiede una pelle straordinariamente ricca di collagene di tipo I, la proteina chiave per la rigenerazione dei tessuti.

Dopo anni di studi nel campo della bioingegneria quel che prima era considerato uno scarto dell’industria alimentare ha trovato una nuova vita. Trasformato in una sottile e flessibile membrana trasparente diventa oggi una terapia innovativa per curare cani e gatti con ulcere corneali o gravi traumi oculari.

Un cerotto naturale per gli occhi

Il procedimento è semplice, ma ingegnoso. La pelle di tilapia viene accuratamente lavata, disinfettata, sterilizzata e trattata chimicamente fino ad assumere la consistenza di un film biologico sottilissimo, simile a una seconda pelle. Questa membrana viene poi applicata direttamente sull’occhio dell’animale, dove agisce come barriera protettiva e da stimolante naturale per la rigenerazione dei tessuti. “È come se offrissimo all’occhio un ambiente perfetto per guarire — spiega Mel — un supporto che non solo protegge, ma accelera la cicatrizzazione e riduce il rischio di infezioni”.

Il collagene della tilapia risulta, infatti, più resistente e stabile di quello normalmente ricavato da mammiferi o sintetizzato in laboratorio e allo stesso tempo biocompatibile, cioè non provoca rigetto.

Dallo scarto alla terapia sostenibile

La tilapia è uno dei pesci più allevati al mondo, soprattutto in Sud America, Africa e Asia. Ogni anno milioni di tonnellate della sua pelle vengono scartate come rifiuto organico. La nuova biotecnologia brasiliana trasforma, dunque, un residuo alimentare in un sostituto ecologico dei materiali sintetici usati finora nelle cliniche veterinarie.

Il trattamento, oltre a essere economico e riciclabile, elimina il rischio di trasmissione di malattie zoonotiche legate ai tessuti bovini o suini e riduce l’impatto ambientale dell’industria medico-veterinaria. Secondo i dati dell’equipe brasiliana oltre 400 cani affetti da lesioni gravi agli occhi sono già stati curati con successo. In California la tecnica è stata testata anche su animali sopravvissuti a incendi. Le membrane di tilapia hanno funzionato come innesti terapeutici per guarire ustioni cutanee, accelerando la riparazione dei tessuti senza lasciare cicatrici importanti.

Una speranza che guarda lontano

La possibilità di restituire la vista a un cane ferito senza dover ricorrere a trapianti costosi o dolorosi rappresenta una svolta nella medicina veterinaria rigenerativa. Al momento, la terapia non può intervenire sulla cecità legata all’età o ai danni della retina, ma offre un reale punto di svolta per tutti i casi di ulcere corneali, traumi o infezioni croniche, che mettono a rischio la vista.

L’efficacia e la sicurezza del metodo hanno attirato l’attenzione anche della Food and Drug Administration (FDA) statunitense e dell’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH), che stanno ora valutando possibili applicazioni anche in campo umano. In Brasile, la stessa squadra aveva già sperimentato la pelle di tilapia per la cura delle ustioni negli esseri umani, ottenendo risultati positivi in oltre 350 pazienti.

La sostenibilità che cura

La storia della tilapia brasiliana dimostra come l’innovazione scientifica possa nascere anche dal riuso e dall’economia circolare. Ciò che prima finiva nei rifiuti diventa un materiale vivente, in grado di restituire la vista o la mobilità, riducendo al contempo costi e sprechi. Un’evoluzione che abbraccia il presente e immagina il futuro della cura. Non una sfida tra natura e scienza, ma una collaborazione tra le due, dove a guarire per una volta non è solo il paziente, ma anche il Pianeta.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti