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Volodymyr Zelensky, Presidente Ucraina

Zelensky a Davos: “Un accordo quasi pronto”. Duro attacco all’Europa divisa

Incontro “produttivo” con Donald Trump sul negoziato per l’Ucraina, ma il presidente ucraino accusa l’Ue di immobilismo su difesa e asset russi
venerdì, 23 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Tra aperture negoziali, pressioni politiche e nuovi segnali di tensione militare sul terreno, la guerra in Ucraina resta sospesa tra la prospettiva di un’intesa e il rischio di una nuova fase di instabilità regionale. Al Forum economico mondiale di Davos, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un messaggio doppio: ottimismo prudente sui contatti con Washington e, allo stesso tempo, un attacco diretto all’Europa, accusata di apparire divisa, esitante e incapace di agire con tempestività di fronte alle nuove dinamiche imposte dall’amministrazione americana. Dopo un incontro durato circa un’ora con il presidente statunitense Donald Trump, Zelensky ha parlato di colloqui “produttivi” e di documenti negoziali “ormai quasi pronti” per avviare un percorso di uscita dal conflitto. I team di Kiev e Washington, ha spiegato, sono in contatto quotidiano e lavorano a un pacchetto che include garanzie di sicurezza e il rafforzamento della difesa aerea ucraina. Un processo complesso, ma entrato in una fase più avanzata rispetto ai mesi precedenti, la cui formalizzazione resta comunque legata al via libera politico della Casa Bianca. A margine del vertice, Washington ha confermato il clima positivo dell’incontro, ribadendo che la priorità resta la fine delle ostilità. Trump, lasciata Davos subito dopo il colloquio, ha insistito sulla necessità che Mosca e Kiev arrivino a un compromesso, sottolineando che le condizioni per un accordo esistono già. Nonostante il clima più costruttivo, diverse capitali occidentali continuano tuttavia a esprimere cautela sui tempi, escludendo una soluzione rapida.

L’Europa sotto accusa

Molto più duro il tono di Zelensky nei confronti dell’Unione europea. Nel suo intervento pubblico ha descritto un continente paralizzato da veti incrociati e timidezze politiche, citando i ritardi sull’utilizzo degli asset russi congelati, lo stallo sulla creazione di un tribunale per i crimini di guerra e l’assenza di una vera strategia di difesa comune. Secondo Kiev, il blocco non è tecnico ma politico e riflette l’incapacità dell’Ue di trasformare una leva economica senza precedenti in uno strumento strategico. “È come vivere sempre lo stesso giorno”, ha osservato, evocando un’Europa che ripete da anni le stesse promesse senza tradurle in decisioni operative. Da qui l’invito a dotarsi di una capacità militare unitaria e ad assumere un ruolo globale, non più solo reattivo. Sul piano geopolitico, Zelensky ha collegato la sicurezza europea anche alle tensioni nell’Artico, sostenendo che le preoccupazioni americane sulla Groenlandia non siano infondate e avvertendo che la destabilizzazione può estendersi ben oltre il fronte ucraino, mettendo in discussione l’intera architettura di sicurezza euro-atlantica.

La guerra continua sul terreno

Intanto, mentre a Davos si parlava di pace, il conflitto proseguiva sul terreno. Kiev ha rivendicato un attacco contro un’infrastruttura petrolifera nel sud della Russia, ritenuta strategica per i rifornimenti militari. Mosca ha risposto denunciando nuovi raid con droni sul proprio territorio e segnalando progressi delle difese aeree. Nella capitale ucraina, migliaia di edifici restano senza riscaldamento dopo i bombardamenti dei giorni scorsi, con razionamenti energetici ancora in vigore.

Moldavia e nuove tensioni regionali

Le tensioni si estendono anche all’Europa orientale. La Polonia ha segnalato un aumento dell’attività di piccoli droni lungo il confine con la Bielorussia, definendo questi episodi parte di una strategia ibrida di destabilizzazione. In Moldavia, la presidente Maia Sandu ha preso le distanze dall’ipotesi di un referendum sull’unificazione con la Romania, mentre Mosca ha annunciato l’arresto di un presunto agente dei servizi moldavi, alimentando un nuovo fronte di tensione diplomatica.

Mosca e Washington

In parallelo ai colloqui di Davos, Washington ha mantenuto aperti canali diretti con Mosca per verificare i margini di manovra del Cremlino su un possibile compromesso politico. La Russia ha confermato nuovi contatti con l’inviato speciale americano Steve Witkoff, atteso a Mosca insieme a Jared Kushner. Il presidente Vladimir Putin ha ribadito la disponibilità a discutere contributi finanziari per iniziative internazionali solo a fronte dello sblocco dei beni russi congelati negli Stati Uniti, evitando al contempo commenti sulle dichiarazioni ottimistiche provenienti da Washington.

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