È stato tutto sommato un discorso dai risvolti positivi quello che ha tenuto ieri Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, nel corso del suo intervento al Comitato esecutivo dell’Abi. Il primo pensiero, e non poteva essere altrimenti, è andato sull’economia mondiale che mostra una capacità di tenuta superiore alle attese: “La congiuntura è chiaramente migliore di quella che ci attendevamo l’anno scorso”, le sue parole che hanno poi sottolineato che non si sono verificati né recessioni né rallentamenti diffusi.
E su questo tema Panetta ha preso un caso in particolare, quello degli Stati Uniti. Ebbene, le previsioni hanno superato, abbondantemente, quelle previste giusto un anno fa: “Si parlava di una crescita intorno all’1,5%, mentre l’anno si chiuderà almeno tra il 2,2 e il 2,5%”. Insomma, un vero exploit inatteso che chiaramente contribuisce a sostenere l’equilibrio complessivo dello scenario globale.
Dazi e Trump
E rimanendo in tema States, il Governatore non poteva che affrontare l’argomento legato ai dazi e le conseguenze che potrebbero esserci dopo le parole di Donald Trump. “Staremo a vedere come agiranno queste misure annunciate dal Tycoon, ma il mondo è più furbo dei vincoli e il commercio si è riallocato”. In sintesi, per Panetta, l’esperienza porta a pensare che i flussi commerciali non si bloccano, ma cambiano percorso. L’esempio: le importazioni americane dalla Cina sono diminuite, mentre le esportazioni cinesi verso altri Paesi asiatici sono aumentate e In molti casi questi Paesi diventano tappe intermedie verso il mercato degli Usa. Occhio, però, perché Panetta ha spiegato che la Cina sta reagendo alla minore accessibilità del mercato statunitense con una strategia di espansione verso nuove aree “e l’Europa è uno di questi mercati”. In soldoni, il Vecchio continente dovrà fare i conti con una competizione commerciale più intensa.
La fragilità della Germania
Entrando nello specifico sull’Europa, Panetta ha detto che qui l’andamento è stato migliore delle previsioni, ma nello stesso tempo ha aggiunto che la fragilità della Germania non può che essere considerato come un elemento di debolezza e che la stessa nazione teutonica dovrà fare i conti con i dazi imposti da Trump. La conseguenza? “Con una Germania che non cresce e con gli Stati Uniti che impongono barriere commerciali, l’Italia soffre, perché questi sono i nostri due principali mercati di sbocco”.
Dinamiche, queste, che per Panetta devono fare i conti con due variabili di fondo che guidano l’economia globale: tecnologia e geopolitica, con la prima che rappresenta una vera rivoluzione, capace di spostare gli equilibri di potere economico e politico. Su questo terreno si gioca la supremazia dei prossimi decenni, con Stati Uniti e Cina in posizione di forza: “L’Europa, purtroppo, sembra fuori da questa gara”, l’allarme. La geopolitica, poi, non incide solo sulle variabili economiche tradizionali, ma orienta anche le scelte di investimento e le strategie finanziarie, che assumono un valore sempre più strategico per le banche. L’incertezza resta elevata e cambia rapidamente, rendendo difficili le previsioni. E anche qui Panetta ha usato un esempio, parlando delle sanzioni alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina: “Quelle finanziarie hanno funzionato, quelle sull’economia reale molto meno”. Quando Stati Uniti ed Europa hanno agito in modo coordinato, controllavano quasi il 90% delle infrastrutture tecnologiche e finanziarie mondiali. In quel campo l’impatto è stato forte. Sul piano reale, invece, il risultato è stato più limitato, perché grandi Paesi come Cina e India, che rappresentano oltre metà del Pil mondiale, non hanno aderito alle sanzioni.
Politica e mercati finanziari
Il Governatore ha anche richiamato l’attenzione sul legame sempre più stretto tra politica e mercati finanziari: “Assistiamo a movimenti dei tassi di interesse che rispondono ad annunci politici”, ha spiegato. Insomma, le variabili che guidano investimenti, commercio e finanza dipendono sempre meno dai fattori economici classici e sempre più da decisioni politiche. Questo rende difficile costruire un quadro stabile e coerente della situazione.
Ed è chiaro, per Panetta, che in questo scenario cambia anche la geografia del potere economico che si è spostato di conseguenza dall’Atlantico al Pacifico. Come? Con la crescita del peso dell’Asia, con l’aumento della centralità della tecnologia e con il rafforzamento della competizione tra Stati Uniti e Cina. Una competizione che, per la prima volta, avviene in modo non cooperativo.
Ma le banche in che stato di salute stanno? Su questo tema Panetta è stato abbastanza rassicurante: “Oggi sono più redditizie e più attente. Dopo una serie di shock, il sistema è in condizioni migliori”. Ma nello stesso ha ribadito la necessità di eliminare le ridondanze regolamentari: “Dove esistono oneri legati solo alla complessità normativa, vanno rimossi”. Il tema della semplificazione, ha sottolineato, deve restare centrale. Assolutamente.



