Il presidente statunitense Donald Trump è atteso con qualche ora di ritardo al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, dopo che l’Air Force One ha dovuto invertire la rotta sull’Atlantico per un problema elettrico. L’aereo presidenziale, decollato dalla Joint Base Andrews alle 9:46 locali, ha fatto ritorno alla base per precauzione. Trump ha poi proseguito il viaggio su un Boeing 757 alternativo, decollato poco dopo la mezzanotte. Nonostante l’imprevisto, il presidente ha rilasciato dichiarazioni significative prima della partenza, riaccendendo i riflettori sulla questione Groenlandia. «Troveremo una soluzione con l’Europa, magari già a Davos», ha detto ai giornalisti, lasciando intendere che il tema potrebbe rientrare tra gli argomenti discussi con i leader europei presenti al summit. La frase, pronunciata con tono disteso ma deciso, riapre un dossier che sembrava archiviato dopo le tensioni del 2019, quando Trump propose l’acquisto dell’isola artica, suscitando reazioni gelide da parte di Copenaghen. Secondo fonti diplomatiche, gli Stati Uniti starebbero valutando forme di cooperazione strategica con l’Europa per l’Artico, in particolare sul fronte energetico e militare. La Groenlandia, con le sue risorse naturali e la posizione geopolitica, resta un punto sensibile per Washington, soprattutto in chiave anti‑russa e anti‑cinese. Il ritardo causato dal guasto tecnico non dovrebbe compromettere l’agenda svizzera del presidente, che include incontri bilaterali con rappresentanti di Germania, Francia e Regno Unito. La Casa Bianca ha minimizzato l’incidente, definendolo «un problema elettrico minore» e sottolineando che il cambio di velivolo è avvenuto «per estrema precauzione». A Davos, intanto, cresce l’attesa per il discorso di Trump, previsto per giovedì mattina. Gli osservatori si chiedono se la Groenlandia tornerà davvero al centro del dibattito internazionale — o se resterà, ancora una volta, una provocazione sospesa tra strategia e simbolismo.



