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tratta da pag. social ufficiale

Dazi e Groenlandia, Meloni tenta la mediazione con Washington

“La tensione va ridotta, l’aumento delle tariffe è un errore”. Il Presidente del Consiglio sente Trump e rilancia il dialogo mentre otto Paesi europei avvertono sui rischi per i rapporti transatlantici
lunedì, 19 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

“Un errore l’aumento delle tariffe, ma ora bisogna abbassare la tensione”. Giorgia Meloni ha scelto la linea del dialogo dopo l’annuncio di Donald Trump sui nuovi dazi nei confronti dei Paesi che hanno inviato militari in Groenlandia. E dunque direttamente da Seul ieri ha chiarito la posizione italiana e lavora per evitare che lo scontro commerciale e politico si trasformi in una frattura più profonda tra Europa e Stati Uniti. “La previsione di un aumento dei dazi verso i Paesi che hanno inviato militari in Groenlandia è un errore e non la condivido”, ha detto senza indugiil Premier il quale ha aggiunto nello stesso tempo di condividere “l’attenzione che la Presidenza americana dedica all’Artico” e la necessità quindi di “evitare l’eccessiva ingerenza di attori ostili” in un’area considerata strategica. Secondo il Primo Ministro la questione però non va letta in chiave antiamericana: “La volontà di alcuni Paesi europei di inviare truppe in Groenlandia va interpretata nell’ottica di partecipare a una maggiore sicurezza, non come un’iniziativa nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori”.
Il punto di riferimento resta sicuramente la Nato “che è il luogo nel quale dobbiamo cercare di organizzare insieme strumenti di deterrenza verso ingerenze che possono essere ostili”, ha aggiunto Meloni che ha poi aggiunto che l’Alleanza Atlantica ha già iniziato a lavorare sul dossier Groenlandia: “Proprio per questo credo che sia un errore oggi imporre nuove sanzioni. È necessario riprendere il dialogo ed evitare una escalation, ed è quello su cui sto lavorando”.

Colloqui con il Tycoon

Meloni ha confermato di aver avuto nelle ultime ore un colloquio telefonico con Trump: “Ho sentito il Presidente americano e gli ho detto quello che penso”, ha riferito, aggiungendo di aver parlato anche con il Segretario generale della Nato, che le ha confermato l’avvio di un lavoro comune sul tema: “In questa fase è fondamentale parlarsi ed evitare una escalation, perché si può lavorare insieme per un obiettivo che è utile a tutti”. Secondo il Presidente del Consiglio alla base delle tensioni c’è anche un problema di comunicazione: “Dal punto di vista americano non era chiaro il messaggio che arrivava da questa sponda dell’Atlantico. Il rischio è che le iniziative di alcuni Paesi europei fossero lette in chiave antiamericana, mentre non era questa l’intenzione. Se da una parte c’è la preoccupazione americana per un’ingerenza eccessiva in una zona strategica e dall’altra c’è la volontà europea di aiutare ad affrontare questo problema, la strada giusta non è discutere tra di noi, ma lavorare insieme”.

La nota europea

Il fronte europeo intanto si è compattato. Regno Unito, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia hanno diffuso una nota congiunta in cui hanno avvertito che le minacce di nuovi dazi “minano le relazioni transatlantiche” e rischiano di innescare “una pericolosa spirale discendente”. I Paesi firmatari hanno ribadito di essere “uniti e coordinati nella risposta” e di voler difendere la propria sovranità. “Esprimiamo piena solidarietà al Regno di Danimarca e al popolo della Groenlandia”, si è letto ancora nel comunicato, che ha richiamato i principi di sovranità e integrità territoriale. Sulla stessa linea si è mossa l’Irlanda, che ha fatto sapere di non avere dubbi sulla reazione dell’Unione europea in caso di attuazione delle misure annunciate da Washington. Più duro l’ex Segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen: “Se la spunta Trump è la fine dell’ordine mondiale così come lo conosciamo, utilizza un linguaggio da gangster”.

Agenda interna

Intanto ieri, è sempre da Seul, Meloni ha tenuto insieme il dossier internazionale e l’agenda interna. Ha chiarito che non esiste “un problema politico con la Lega” sulla posizione italiana in merito alla Groenlandia, rispondendo alle critiche del Carroccio che aveva parlato di “bellicismo” europeo. “Non c’è un problema politico con la Lega su questo punto”, ha assicurato. Sul piano interno il Premier ha annunciato che al suo rientro convocherà una riunione di governo sul decreto sicurezza: “In conferenza stampa di inizio anno ho detto che la sicurezza sarebbe stato uno dei miei focus del 2026”. Ha spiegato di aver già incontrato il Ministro Piantedosi prima di Natale e di aver concordato con lui di lavorare a un provvedimento ampio, che includa anche la “stretta sulle baby gang. Sto convocando una riunione per fare il punto sul provvedimento. Non so se sarà pronto per il prossimo Consiglio dei ministri, ma intendiamo lavorarci”.

Cronaca da Seul

La giornata coreana di ieri di Meloni si è aperta con un momento istituzionale: ha visitato il ‘Seoul National Cemetery’, il cimitero nazionale dedicato ai caduti per la nazione, in particolare durante la Guerra di Corea. Ha partecipato alla cerimonia di saluto alla bandiera, deponendo una corona e offrendo l’incenso per tre volte, secondo il rituale. Nel Libro d’Onore ha scritto: ‘Oggi sono qui per inchinarmi dinanzi a tutti coloro che hanno sacrificato il bene più prezioso in nome della Patria. Il loro sacrificio non è stato vano, perché ha dato voce a un popolo e un futuro a una Nazione. Oggi, come ieri, l’Italia e la Corea sono fianco a fianco per difendere la libertà e costruire la pace’. La visita al cimitero è stata il primo impegno ufficiale in Corea, ultima tappa del tour asiatico. In agenda ci sono stati gli incontri con i rappresentanti delle principali aziende italiane presenti nel Paese e, oggi, il bilaterale con il Presidente Lee Jae-myung.

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