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Iran, 20esimo giorno di proteste: 3.090 morti confermati, oltre 22mila arresti e appelli internazionali alla de-escalation

sabato, 17 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

Prosegue senza segnali di attenuazione la repressione delle proteste in Iran. Nel ventesimo giorno dall’inizio delle manifestazioni, l’ong Human Rights Activists rende noto un bilancio drammatico: 3.090 morti confermati, 3.882 casi ancora in fase di revisione, 2.055 feriti gravi e 22.123 arresti effettuati dalle autorità. Il tutto avviene mentre il Paese è sottoposto a un blocco di internet a livello nazionale che dura ormai da oltre due settimane, per un totale superiore alle 190 ore di interruzione della rete. Secondo l’organizzazione, la mancanza di accesso a internet rende estremamente difficile la verifica indipendente delle informazioni e ostacola il lavoro di documentazione delle violazioni dei diritti umani. Per questo motivo Hrana ha lanciato un appello pubblico, esortando cittadini, testimoni oculari e persone in possesso di documenti, immagini e video affidabili a contribuire alla raccolta di prove sulle violenze in corso. L’obiettivo è garantire una documentazione indipendente e il più possibile accurata degli eventi.
Sul piano internazionale, cresce la pressione diplomatica. Giorgia Meloni, intervenendo in un punto stampa presso l’ambasciata d’Italia a Tokyo, ha ribadito la posizione del governo italiano: “Penso che dobbiamo lavorare per una de-escalation. È quello che l’Italia continua a fare. Ne ho parlato anche con il sultano dell’Oman, che ha avuto con noi un ruolo molto importante nelle negoziazioni. Voglio ribadire la mia solidarietà al popolo iraniano e a chi manifesta legittimamente per i propri diritti e per un futuro migliore. Non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita”.

Condanna della repressione

Meloni ha inoltre condannato apertamente la repressione del regime: “Ovviamente condanniamo la repressione e le uccisioni da parte del regime iraniano, chiediamo all’Iran di garantire l’incolumità dei cittadini che vogliono manifestare, ma stiamo lavorando per una de-escalation e per tornare a negoziati che riguardano il dossier nucleare”. Anche in Italia continuano le iniziative di solidarietà. A Roma si è svolta una manifestazione per l’Iran indetta dal Partito Radicale, alla quale ha partecipato il leader di Azione, Carlo Calenda: “Abbiamo chiesto per primi che tutti i partiti e i sindacati si unissero in un’unica iniziativa. Alla fine non succede mai perché non vogliono sfilare insieme anche quando poi i temi sono largamente condivisi. Penso che sia un errore”, ha dichiarato.
Calenda ha però sottolineato l’importanza di non rimanere in silenzio: “Riteniamo che la cosa importante sia di non essere fermi, di non dare la sensazione che non ce ne importi niente, perché chiunque combatte per la libertà combatte anche per la nostra libertà”.

Il rischio

Sul possibile coinvolgimento diretto degli Stati Uniti il leader di Azione ha espresso cautela: “Nei precedenti abbiamo visto che il regime ne esce rafforzato. Quindi secondo me c’è un rischio nel fare un intervento di bombardamento”. Secondo Calenda, una strada più efficace potrebbe essere l’uso di strumenti alternativi: “Quello che invece si deve poter fare è usare l’intelligence sul territorio in tutti i modi, anche con la guerra elettronica che oggi ha una parte significativa e importante”.

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