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Groenlandia, salta l’intesa con gli Usa. Europa schiera i militari, Mosca evoca il Kosovo

La ministra degli Esteri groenlandese in lacrime: "Sono sopraffatta". Diplomatici Ue: "Vance ci odia"
venerdì, 16 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Si è concluso senza alcuna intesa l’incontro tenutosi a Washington tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia sul futuro della grande isola artica. Al termine dei colloqui, il presidente Donald Trump ha ribadito che la Groenlandia è “fondamentale” per la sicurezza nazionale americana e che “serve agli Stati Uniti”, confermando che tutte le opzioni restano sul tavolo. Una posizione che ha ulteriormente irrigidito i rapporti con gli alleati europei e accelerato la risposta sul piano politico e militare. La premier danese Mette Frederiksen ha parlato apertamente di “disaccordo fondamentale”, spiegando che “l’ambizione americana di prendere il controllo della Groenlandia rimane intatta”. In un messaggio diffuso dopo un briefing con i ministri degli Esteri danese e groenlandese, Frederiksen ha definito la situazione “grave” e ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro sulla sicurezza artica, precisando tuttavia che questo “non cambia la sostanza del conflitto politico”. Sul piano umano e politico, la pressione esercitata da Washington ha avuto un impatto evidente sulla leadership di Nuuk. La ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt, intervistata dalla televisione pubblica Rkn dopo l’incontro con il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, si è detta “sopraffatta”, arrivando sull’orlo delle lacrime. “Normalmente non direi queste parole, ma lo farò: siamo molto forti. Stiamo facendo il massimo”, ha dichiarato, aggiungendo che “gli ultimi giorni sono stati duri” a causa della crescente pressione diplomatica. Secondo diverse fonti europee citate da Politico Europe, il nodo principale nei colloqui sarebbe stato proprio Vance. “Vance ci odia”, ha dichiarato senza mezzi termini un diplomatico dell’Ue, spiegando che la sua presenza al tavolo è stata percepita come un segnale negativo per l’esito dei negoziati. Nessuno degli interlocutori europei ascoltati dal giornale lo considera un alleato, né sul dossier groenlandese né nelle relazioni transatlantiche in generale.

Europa e NATO

Il clima di tensione è stato alimentato anche da segnali simbolici provenienti dall’area nordatlantica. In Islanda ha suscitato forte irritazione una battuta del futuro ambasciatore statunitense a Reykjavik, Billy Long, che ha ipotizzato la trasformazione dell’isola nel “52° Stato” degli Stati Uniti, dopo un eventuale ingresso del Canada come 51°. Dichiarazioni definite offensive da una petizione firmata da migliaia di cittadini islandesi, che hanno chiesto a Washington maggiore rispetto per la sovranità nazionale. Parallelamente allo stallo politico, l’Europa ha iniziato a muoversi sul terreno. Francia, Germania, Svezia, Norvegia e Paesi Bassi hanno confermato la partecipazione a un’esercitazione militare guidata dalla Danimarca in Groenlandia. I primi 15 militari francesi sono arrivati sull’isola ieri mattina nell’ambito dell’operazione Artic Endurance, mentre Berlino ha annunciato l’invio di una squadra di ricognizione della Bundeswehr. Il presidente Emmanuel Macron ha parlato di ulteriori mezzi “terrestri, aerei e marittimi” in arrivo “nei prossimi giorni”, sottolineando che l’Europa deve essere presente “senza escalation, ma senza cedimenti sul rispetto della sovranità territoriale”. Sulla stessa linea la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ieri ha assicurato che “la Danimarca può contare su di noi, politicamente e finanziariamente”, definendo la sicurezza artica “un tema chiave anche per l’Unione europea”, anche alla luce del raddoppio degli investimenti comunitari in Groenlandia. Il quadro resta però articolato: la Polonia ha escluso l’invio di truppe, con il premier Donald Tusk che ha avvertito che un attacco tra Paesi Nato sarebbe “la fine del mondo come lo conosciamo”, mentre l’Italia, per voce del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha ribadito che la strategia italiana per l’Artico non prevede una presenza militare.

Rischio deflagrazione diplomatica

Sul piano mediatico, il quotidiano francese Le Monde ha parlato apertamente di un presidente americano “ossessionato” dalla Groenlandia, avvertendo del rischio di “una crisi dagli effetti incalcolabili” sulle relazioni transatlantiche. In un editoriale, il giornale ha ricordato che la Groenlandia è un territorio autonomo di un Paese Nato e che un trattato consente già da decenni agli Stati Uniti di rafforzare la propria presenza militare sull’isola senza “provocare una simile deflagrazione diplomatica”.

Mosca: “isteria artificiale”

Da Mosca sono arrivate reazioni durissime. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha accusato l’Occidente di “isteria artificiale”, sostenendo che la presunta minaccia russo-cinese alla Groenlandia sia “un mito creato ad arte”. Zakharova ha paragonato la situazione al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, affermando che i Paesi europei dovrebbero ora “mangiare ciò che hanno prodotto senza strozzarsi”. L’ambasciata russa in Belgio ha inoltre definito “estremamente pericolosa” la militarizzazione accelerata dell’Artico da parte della Nato, accusando l’Alleanza di alimentare un’escalation basata su minacce “mitiche”.

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