La notizia era attesa, ma ieri è arrivata comunque l’ufficialità: l’Italia si costituirà parte civile nel procedimento aperto in Svizzera per la tragedia di Crans-Montana che, ricordiamo, ha portato alla morte di 40 persone (tra cui sei ragazzi del nostro Paese) e centinaia di feriti. A comunicarlo è stato direttamente il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che ha spiegato come l’Avvocatura dello Stato si stia già attivando in questa direzione per poi aggiungere che l’obiettivo è garantire una presenza concreta dello Stato italiano nel procedimento giudiziario avviato dalle autorità svizzere. L’annuncio è arrivato al termine dell’incontro che si è svolto a Palazzo Chigi tra il governo e i familiari delle vittime

Nel corso della conferenza stampa finale Mantovano ha inoltre annunciato che il Governo italiano chiede formalmente alla Commissione europea di costituirsi parte civile nel procedimento: “Esistono precedenti in questo senso. Se l’Europa ha un significato anche in termini di cooperazione giudiziaria, qui ci sono interessi economici e un interesse ancora più rilevante che deve trovare rappresentatività da parte della Commissione europea”.
Il Coordinamento con altri Paesi
Il Sottosegretario ha poi aggiunto che l’Italia intende promuovere una forma di coordinamento con gli altri Paesi europei che hanno avuto cittadini tra le vittime o tra i feriti: “Il governo intende proporre alle nazioni europee che, come l’Italia, hanno visto propri cittadini vittime o feriti, una sorta di coordinamento per affiancare le autorità nel rispetto del diritto elvetico e in coerenza con le esigenze e i diritti dei danneggiati”. Sul piano operativo è intervenuta l’Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli che ha colto l’occasione per parlare delle linee guida dell’azione dell’Avvocatura: “L’idea è di essere presenti e seguire la parte iniziale delle indagini e avere accesso agli atti”. Ha precisato che, allo stato attuale, non sono ancora note le modalità concrete di intervento, perché dipendono dalla disciplina procedurale svizzera e dalle decisioni delle autorità competenti.

Palmieri Sandulli ha sottolineato che la presenza dello Stato italiano dovrà assumere un valore sostanziale: “Vogliamo dare un significato alla presenza dello Stato non solo formale, ma anche sostanziale di aiuto alle famiglie» con l’intento di offrire un supporto reale nel momento iniziale delle indagini. Al centro dell’incontro con i familiari è stata posta la necessità di giungere a un coordinamento delle parti “per cercare di ottimizzare e sostenere”, considerando la condizione delle famiglie, definite dalla stessa avvocata generale in una fase emotivamente difficile.
Le parole di Nordio

All’incontro ha partecipato anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha definito il confronto con i familiari “estremamente emozionante” dal punto di vista personale. Nordio ha ricordato che la tragedia di Crans-Montana “non ha precedenti sotto vari profili”, in particolare per l’età delle vittime e per le modalità con cui si è verificata. “Abbiamo parlato essenzialmente di problemi giuridici che riguardano la competenza e la giurisdizione”, ha spiegato, chiarendo che l’attenzione si è concentrata sugli aspetti tecnici legati ai rapporti tra ordinamenti. Il Ministro ha sottolineato che la collaborazione tra l’autorità giudiziaria italiana e quella svizzera, così come tra i rispettivi governi, “è buona”. Ha però evidenziato che le difficoltà principali sono di natura normativa, perché la qualificazione giuridica dei fatti può essere diversa nei due sistemi: “La disciplina di eventi come questo, che in Italia potrebbe ricadere sotto il profilo del dolo eventuale, in Svizzera potrebbe avere un’altra disciplina.
Le norme di ogni Stato
A margine della conferenza stampa, Nordio è tornato anche su alcuni aspetti specifici, come la questione della mancata autopsia in Svizzera e il tema delle misure cautelari: “La magistratura è sovrana in Italia e lo è in Svizzera. Ogni Stato ha i suoi codici e i suoi modi di procedere”, ha detto. Ha aggiunto che ogni Paese applica la propria legislazione e che, quando uno Stato non fa parte dell’Unione europea, le differenze diventano più marcate: “Se un Paese fa parte dell’Unione europea esiste una maggiore omogeneità sia sotto il profilo del diritto penale sostanziale sia sotto quello della procedura. Quando non ne fa parte, le cose cambiano”.
Incontro in Vaticano
Parallelamente al percorso istituzionale e giudiziario i familiari delle vittime hanno incontrato sempre ieri anche Leone XIV. Il Pontefice ha espresso parole di partecipazione al dolore delle famiglie: “Sono molto commosso e sconvolto nell’incontrarvi. Una delle persone a voi più care ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza, oppure si trova ricoverata per un lungo periodo con gravi conseguenze”. Il Papa ha assicurato la sua vicinanza spirituale e la sua preghiera personale: “Siate certi della sua preghiera e della mia preghiera personale”, ha affermato, riferendosi alla vicinanza di Cristo e della Chiesa. Ha richiamato le parole di Gesù sulla croce, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, spiegando che la risposta a quel grido è la resurrezione.
“Non posso spiegarvi perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova”, ha detto il Santo Padre. “L’affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano limitate. D’altra parte, la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto”.
Nel suo discorso il Vescovo di Roma ha richiamato anche la figura di Maria, invitando le famiglie ad affidarsi a lei: “Il vostro cuore oggi è trafitto, come lo fu quello di Maria ai piedi della Croce” e a quindi invitato i presenti a rivolgerle le proprie lacrime e a cercare in lei un conforto materno.



