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Liberi dal Venezuela, Trentini e Burlò sono in Italia: l’abbraccio dello Stato a Ciampino

Accolti da Meloni (“Bentornati a casa”) e Tajani (“Ma il lavoro non è ancora finito”) dopo 423 giorni di detenzione. L’avvocata: “La gioia non cancella la sofferenza”. L’imprenditore torinese: “Ho perso 30 chili, ma riabbracciare i figli ripaga tutto”
mercoledì, 14 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Dunque, l’incubo è definitivamente finito e da ieri mattina Alberto Trentini e Mario Burlò, liberati in Venezuela dopo oltre quattrocento giorni di detenzione, sono rientrati sul suolo patrio. Il tutto è avvenuto grazie a un aereo dell’Aeronautica Militare, partito da Caracas, atterrato all’aeroporto di Ciampino, dove ad accoglierli c’erano tra gli altri il Premier Giorgia Meloni, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e ovviamente i familiari accompagnati dai legali. Si è conclusa così ufficialmente una vicenda che ha richiesto mesi di lavoro diplomatico e contatti costanti con le autorità venezuelane.

Bentornati a casa”, ha scritto il Presidente del Consiglio sui social, salutando il rientro dei due connazionali. Un messaggio semplice che ha accompagnato l’abbraccio con le famiglie, atteso per più di un anno. Per entrambi si apre ora una fase nuova, segnata dal ritorno alla vita quotidiana dopo una detenzione definita durissima.

L’Avvocata di Alberto Trentini, Alessandra Ballerini, ha ricordato come la gioia del rientro non possa cancellare quanto vissuto: “La nostra felicità ha un prezzo altissimo: non si possono cancellare le sofferenze di questi 423 giorni”. A Ciampino Trentini ha potuto riabbracciare la madre Armanda, che lo attendeva insieme alla sua legale.

“Sono provato”

Mario Burlò, imprenditore torinese, ha incontrato i figli subito dopo l’atterraggio. È stato lui stesso a raccontare la fatica fisica e mentale dei mesi trascorsi in carcere: “Sono provato, ho perso 30 chili, ma l’importante è essere tornato e poter riabbracciare i miei ragazzi”, ha detto al Tg2. Ha parlato di violenze psicologiche, più che fisiche, e di una sofferenza legata soprattutto all’isolamento: “Non parlare con i propri figli per un anno è stata la cosa più dura. La prima chiamata l’ho fatta dopo undici mesi e mezzo”. Secondo il suo legale, Maurizio Basile, la detenzione è stata “veramente durissima”, tanto che Burlò l’ha paragonata a un carcere di massima sicurezza. L’Avvocato ha anche chiarito che non dovrebbero esserci convocazioni immediate in procura, escludendo la necessità di audizioni formali una volta rientrati sul territorio italiano.

“Chiusa una pagina dolorosa”

Il rilascio dei due italiani è stato commentato da Tajani in Senato come “un passo in avanti importante per chiudere una pagina dolorosa”, pur sottolineando che il lavoro non è concluso. Nelle carceri venezuelane restano infatti ancora 42 detenuti italiano-venezuelani. “I cittadini con solo passaporto italiano sono stati liberati, ma i detenuti politici sono ancora 24 e il nostro obiettivo è che siano tutti rilasciati”, ha spiegato il Vicepremier che ha ribadito l’impegno a mantenere un dialogo costante con Caracas. Tajani ha definito la liberazione di Trentini e Burlò il risultato di “mesi di lavoro silenzioso, costante e tenace” e ha ricordato che nei giorni scorsi erano già stati scarcerati Biagio Pilieri e Gerardo Antonio Buzzetta. Per Luigi Gasperin, ha aggiunto, è stato ottenuto l’ordine di scarcerazione. In Aula, dopo le sue parole, il Senato si è alzato in piedi in segno di riconoscimento.

Il leader forzista ha anche collocato questi sviluppi nel quadro più ampio della situazione politica venezuelana. Secondo Tajani la fine della stagione di Maduro apre una fase nuova per il Paese e per l’America Latina: “Il rilascio dei prigionieri politici è un segnale forte che la nuova amministrazione ha voluto lanciare”, le sue parole, per poi annunciare la decisione del Governo italiano di elevare lo status della rappresentanza diplomatica a Caracas da incaricato d’affari ad ambasciatore a pieno titolo.

Reazioni trasversali

Sul piano politico la liberazione dei due italiani ha suscitato reazioni trasversali. Maurizio Lupi, Presidente di Noi Moderati, ha parlato di un risultato ottenuto grazie al lavoro congiunto di esecutivo, diplomazia e servizi di intelligence, mentre Pierferdinando Casini ha invitato a evitare polemiche, sottolineando come in momenti simili conti soltanto l’unità istituzionale: “Si è agito per ragion di Stato”. Lo stesso Burlò, dal canto suo, ha voluto ringraziare apertamente le istituzioni italiane: “Grazie al Governo, all’Ambasciatore, a tutti. Il pensiero che lo Stato c’era e che i miei figli mi aspettavano mi ha dato la forza di andare avanti”. Ha poi rivolto un appello ai genitori: “Date un forte abbraccio ai vostri figli, perché è la gioia più grande”.

Tragedia di Crans-Montana

A margine dei lavori parlamentari Tajani è intervenuto anche sulla tragedia di Crans-Montana in Svizzera, definita come “una ferita per l’intera comunità nazionale”. Il Ministro ha assicurato che l’Italia si costituirà parte civile nel procedimento penale e che la Presidenza del Consiglio è già al lavoro con l’Avvocatura dello Stato: “La ricerca della verità è un dovere verso le vittime e verso le famiglie”, ha detto, garantendo piena collaborazione con le autorità svizzere e con la Procura di Roma. Tajani ha ricordato di aver chiesto “il massimo impegno per l’accertamento rigoroso dei fatti, l’individuazione di ogni responsabilità e l’adozione di tutte le misure necessarie affinché i colpevoli vengano perseguiti”.

Il Vicepremier ha inoltre sottolineato la rapidità della risposta italiana: cure immediate ai feriti, trasferimenti negli ospedali del nostro Paese, supporto psicologico alle famiglie e rientro delle salme. “È in questi momenti che le istituzioni mostrano il loro vero valore. Quando si tratta di stringersi attorno ai nostri connazionali non ci sono differenze di partito. In quel momento mi sono sentito di rappresentare davvero tutta l’Italia”.

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