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Il ritorno del morbillo: perché l’epidemia negli Stati Uniti è la più grave degli ultimi trent’anni

Nel 2025 i casi hanno superato quota duemila, con focolai in 44 stati. Dietro la recrudescenza non c’è un solo evento, ma una combinazione di fattori: coperture vaccinali in calo, cambiamenti normativi, nuove strategie sanitarie e una perdita di centralità della prevenzione. Un fenomeno che riguarda anche Europa e Canada.
martedì, 13 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Negli ultimi mesi, il morbillo è tornato a occupare le prime pagine dei giornali statunitensi. Non per un singolo focolaio isolato, ma per un dato che preoccupa le autorità sanitarie: secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), nel 2025 i casi confermati hanno superato quota duemila. È il numero più alto registrato negli Stati Uniti da oltre trent’anni.

Per comprendere la portata del fenomeno, basta un confronto: nel 2024 i casi erano stati 285. In un solo anno si è verificata una crescita di quasi sette volte. Un aumento che non riguarda una singola area, ma una larga parte del Paese: i contagi sono stati rilevati in 44 stati su 50, con decine di focolai indipendenti.

Un virus che sfrutta le discontinuità

Il morbillo è uno dei virus più contagiosi conosciuti: una persona infetta può trasmetterlo a 9-10 individui suscettibili. Proprio per questo, per impedirne la circolazione serve una copertura vaccinale molto alta: almeno il 95% della popolazione con due dosi di vaccino MMR.

Negli Stati Uniti, questa soglia non viene più raggiunta su scala nazionale. Nell’ultimo anno scolastico, la copertura è scesa al 92,5%. La differenza può sembrare marginale, ma in epidemiologia è decisiva. Ogni punto percentuale in meno apre nuovi spazi di circolazione al virus.

Focolai diversi, stessa dinamica

La geografia dell’epidemia è frammentata. Non esiste un unico epicentro, ma una costellazione di focolai che si accendono e si spengono in contesti diversi.

Nel Texas occidentale, per esempio, si è sviluppato il focolaio più ampio: oltre 850 casi concentrati in pochi mesi, soprattutto tra bambini e adolescenti. In autunno, la situazione è cambiata: i casi sono aumentati rapidamente in South Carolina, superando quota 300, con centinaia di studenti posti in quarantena e diversi istituti costretti a riorganizzare le attività.

Episodi simili sono stati registrati in California, nello Stato di Washington, in alcune aree del Midwest e del Nord-Est.

Il nodo della prevenzione

Negli Stati Uniti, la vaccinazione contro il morbillo è stata per decenni uno degli strumenti più efficaci di sanità pubblica. Nel 2000 il Paese aveva dichiarato l’eliminazione della trasmissione endemica: il virus continuava a essere importato dall’estero, ma non riusciva a circolare stabilmente.

Quell’equilibrio si è incrinato.

Negli ultimi anni è aumentato il numero di famiglie che richiedono esenzioni dai programmi vaccinali scolastici. Secondo i dati disponibili, queste richieste sono cresciute in 36 stati. In alcune contee, oltre il 10% dei bambini non risulta vaccinato contro il morbillo.

A ciò si è aggiunto un cambiamento normativo: ad aprile 2025 l’Idaho ha rimosso gran parte degli obblighi vaccinali per la frequenza scolastica. Altri stati, come la Florida, hanno avviato percorsi simili. Non si tratta di divieti alla vaccinazione, ma di una ridefinizione del rapporto tra obbligo pubblico e scelta individuale.

Le scelte federali e il cambio di orientamento

Anche a livello federale, l’approccio alla prevenzione è cambiato. Negli ultimi mesi sono state modificate diverse raccomandazioni sanitarie: il numero di vaccini raccomandati per l’infanzia è stato ridotto, così come il numero di iniezioni suggerite per alcune patologie.

Sono stati inoltre ridimensionati alcuni programmi di finanziamento per lo sviluppo di nuove piattaforme vaccinali, inclusi quelli a mRNA.

Si tratta di scelte che non eliminano i vaccini dal calendario, ma che segnano una discontinuità nella strategia, col rischio che  quando il messaggio pubblico sulla prevenzione si indebolisce, anche l’adesione tende a diminuire.

Non è solo un problema americano

Il ritorno del morbillo non riguarda solo gli Stati Uniti. Dopo la pandemia di Covid-19, la copertura vaccinale globale è diminuita in molte aree del mondo. Secondo le stime internazionali, tra il 2020 e il 2023 oltre 13 milioni di bambini in più non hanno ricevuto nemmeno una dose dei vaccini di base.

In Canada, nel 2025, i casi hanno superato quota 5.000, facendo perdere al Paese lo status di area “libera dal morbillo”. In Europa, l’agenzia ECDC ha monitorato focolai importanti in Romania, Germania, Italia e Belgio, spesso legati a coperture vaccinali sotto soglia in specifiche popolazioni.Il meccanismo è sempre lo stesso: quando la copertura scende, il virus ritorna.

Una malattia sottovalutata

Il morbillo viene spesso percepito come una malattia dell’infanzia priva di reali conseguenze. In realtà, può causare complicazioni gravi: polmoniti, encefaliti, danni neurologici permanenti. Anche nei Paesi ad alto reddito, una quota significativa dei pazienti richiede il ricovero.

L’epidemia in corso negli Stati Uniti non è solo un’emergenza sanitaria. È un indicatore: mostra cosa accade quando la prevenzione perde centralità, quando la fiducia nelle istituzioni scientifiche si indebolisce e quando le politiche pubbliche cambiano direzione.

Ed è proprio per questo che, secondo molti esperti, resta anche evitabile.

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