Una giornata chiave quella di ieri per l’agenda politica del Paese. Il Consiglio dei Ministri ha difatti messo sul tavolo una serie di decisioni che incroceranno giustizia, scuola, sanità, ricostruzioni e diritti sociali. La prima data da cerchiare in rosso è quella del 22 e 23 marzo: domenica e lunedì gli italiani torneranno alle urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, che comprende anche la separazione delle carriere dei magistrati. Nelle stesse giornate si voterà pure per le elezioni suppletive in Veneto, nei collegi lasciati liberi da Alberto Stefani, diventato Presidente di Regione, e da Massimo Bitonci, passato al Consiglio regionale. Un doppio appuntamento elettorale che segna l’avvio di una primavera politicamente intensa, mentre sul fronte scuola arriva una decisione destinata a far discutere. Il Governo ha infatti deliberato il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per il mancato via libera ai piani di dimensionamento scolastico, previsti dal Pnrr. Si tratta della riorganizzazione amministrativa della rete scolastica su base regionale, necessaria per adeguare il sistema alla popolazione studentesca. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha chiarito che il provvedimento non comporta la chiusura di plessi, ma resta un passaggio obbligato per evitare il rischio sulle risorse già assegnate all’Italia dall’Unione europea.
Alle Regioni erano già state concesse due proroghe, fino al 30 novembre e poi al 18 dicembre. Il mancato completamento delle procedure ha portato alla scelta del commissariamento. Il Ministro Giuseppe Valditara ha ribadito che la decisione serve a rispettare gli impegni del Pnrr e a garantire l’avvio regolare del prossimo anno scolastico. Sul punto pesano anche le sentenze: la Corte costituzionale ha confermato più volte la legittimità dell’azione governativa, mentre Tar e Consiglio di Stato hanno respinto i ricorsi delle Regioni inadempienti.
Fronte sanitario
Sul fronte sanità il Cdm ha dato il via libera al disegno di legge delega per la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo indicato dal Ministro Orazio Schillaci è chiaro: ridurre la mobilità sanitaria, rafforzare l’assistenza territoriale e costruire un sistema più capace di rispondere ai bisogni dei cittadini. Tra le novità spiccano gli ospedali di terzo livello, strutture di riferimento nazionale o sovranazionale, e gli ospedali elettivi, destinati ai ricoveri per acuti senza pronto soccorso. Previsto anche il potenziamento dell’assistenza per la non autosufficienza, lo sviluppo delle cure domiciliari, il rafforzamento delle cure palliative, il riordino dei servizi di salute mentale e un nuovo assetto per medici di base e pediatri. I decreti attuativi dovranno arrivare entro il 31 dicembre 2026. Spazio anche alle ricostruzioni post-emergenza. Il Governo ha prorogato fino al 31 dicembre 2026 l’incarico di Commissario straordinario a Guido Castelli per i territori colpiti dal sisma del 2016 in Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, senza compenso. Stessa scadenza per Fabrizio Curcio, Commissario per la ricostruzione dopo l’alluvione del maggio 2023 in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, con un compenso suddiviso in quota fissa e quota variabile, entrambe entro i limiti previsti.
Piano sociale
Arriva infine un segnale sul piano sociale. Il Consiglio dei ministri ha approvato anche il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela del caregiver familiare, presentato dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli. Una prima risposta a una richiesta che da anni arriva dalle famiglie che assistono persone con disabilità e non autosufficienti. Per il Cnel, con il Presidente Renato Brunetta e il Consigliere Vincenzo Falabella, si tratta di un passaggio storico: il riconoscimento non dovrà restare simbolico, ma trasformarsi in diritti concreti, tutele sociali, sostegno economico e strumenti di conciliazione tra vita e cura.



