Il Myanmar torna alle urne per il secondo turno delle elezioni generali, parte di un processo elettorale frammentato che la giunta militare presenta come un ritorno alla normalità, ma che osservatori internazionali definiscono una “elezione farsa” in un Paese devastato dalla guerra civile. Le votazioni seguono il primo turno del 28 dicembre 2025, svolto solo nelle aree controllate dai militari. Secondo Il Manifesto, il secondo turno si tiene oggi in un clima surreale: nelle città principali, come Yangon, non si vedono soldati né manifesti elettorali, mentre vaste regioni del Paese restano completamente escluse dal voto perché sotto il controllo dei gruppi armati della resistenza. Il processo elettorale, articolato in tre tornate fino al 25 gennaio, copre meno della metà del territorio nazionale. La giunta del generale Min Aung Hlaing, al potere dal colpo di Stato del 2021, ha escluso dalla competizione la principale forza politica del Paese, la Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, la cui leader resta detenuta con una condanna complessiva di 27 anni. Solo i partiti approvati dai militari possono partecipare, e la campagna elettorale è stata rigidamente limitata. Secondo Vatican News, oltre 3,5 milioni di persone risultano sfollate a causa del conflitto, e molte comunità non hanno accesso ai seggi o vivono sotto bombardamenti e blocchi militari. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano che il voto non può essere considerato libero né inclusivo. La giunta spera che le elezioni consolidino la propria legittimità interna e internazionale, ma gli analisti ritengono che il processo rischi di aggravare ulteriormente la frattura tra il regime e la popolazione. I gruppi della resistenza armata hanno già definito il voto “illegittimo” e invitato i cittadini al boicottaggio.



