La crisi yemenita entra in una nuova fase di tensione dopo che Aidarous al‑Zubaidi, leader del Consiglio di Transizione del Sud (STC) e figura chiave del fronte separatista, ha rifiutato di partecipare ai colloqui di pace previsti a Riyadh. La sua decisione, maturata all’ultimo momento, ha fatto precipitare i rapporti già fragili tra le due potenze regionali coinvolte nel conflitto: Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, alleati sulla carta ma rivali sul terreno. Secondo le ricostruzioni, Al‑Zubaidi avrebbe rifiutato di salire sull’aereo diretto in Arabia Saudita per timore di essere arrestato, come riferito dal suo stesso movimento. La coalizione a guida saudita ha invece parlato di una vera e propria fuga verso una destinazione sconosciuta, accusandolo di voler sabotare il processo di de‑escalation. Poche ore dopo, il Consiglio presidenziale yemenita lo ha destituito con l’accusa di alto tradimento, annunciando il deferimento alla procura generale. La reazione saudita è stata immediata e muscolare: oltre 15 raid aerei hanno colpito la provincia di al‑Dhale, roccaforte del leader separatista, causando almeno quattro vittime civili secondo fonti ospedaliere locali. Gli Emirati, storici sponsor dello STC, osservano con crescente irritazione l’azione saudita, che rischia di compromettere l’equilibrio di potere nel sud del Paese. Il rifiuto di Al‑Zubaidi arriva in un momento cruciale: i colloqui di Riyadh erano considerati un passaggio fondamentale per ridurre gli scontri tra le fazioni anti‑Houthi, che negli ultimi mesi si sono affrontate sempre più spesso nonostante formalmente facciano parte della stessa coalizione. La frattura tra sauditi ed emiratini, latente da anni, torna ora a emergere con forza.



