Mamady Doumbouya, il colonnello che nel 2021 aveva rovesciato il presidente Alpha Condé, è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali in Guinea con un risultato travolgente: 86,72% dei voti, secondo i dati provvisori diffusi dalla Commissione elettorale nazionale. Una percentuale che gli consente di evitare il ballottaggio e che, per molti osservatori, rappresenta la formalizzazione del potere conquistato quattro anni fa con il colpo di Stato. Il voto del 28 dicembre, il primo dall’inizio della transizione militare, è stato segnato da un clima politico fortemente controllato. I principali leader dell’opposizione erano stati esclusi dalla corsa a causa delle nuove norme costituzionali, mentre diversi partiti avevano invitato al boicottaggio denunciando un processo “già scritto”. Nonostante ciò, la partecipazione ufficiale è stata indicata all’81%, un dato che ha sollevato più di un interrogativo tra analisti e osservatori indipendenti. La Commissione elettorale ha reso noto che Doumbouya ha ottenuto maggioranze schiaccianti in quasi tutte le regioni del Paese, con picchi superiori all’80% in diversi distretti della capitale. I suoi sfidanti più votati — Abdoulaye Yero Baldé e Faya Lansana Millimono — si sono fermati rispettivamente al 6,6% e al 2%. La società civile e alcuni gruppi pro‑democrazia hanno definito il voto una “farsa”, denunciando irregolarità, pressioni sugli elettori e restrizioni all’accesso ai social media durante lo scrutinio, come segnalato da NetBlocks. Le autorità non hanno commentato le limitazioni, ma l’opposizione le considera un tentativo di soffocare le critiche. Per Doumbouya, 41 anni, la vittoria rappresenta il culmine di un percorso iniziato con la promessa — poi disattesa — di non candidarsi alle elezioni e di guidare una transizione verso il ritorno alla democrazia. La Corte Suprema ha ora otto giorni per convalidare i risultati, ma nessuno si aspetta sorprese.




