Il Regno Unito, la Francia e la Germania hanno ufficialmente attivato il meccanismo di “snapback” previsto dall’accordo sul nucleare iraniano del 2015, dando a Teheran un ultimatum di 30 giorni per rientrare nei ranghi. In assenza di progressi diplomatici, le sanzioni delle Nazioni Unite — sospese da un decennio — torneranno in vigore, colpendo duramente il commercio petrolifero e finanziario della Repubblica islamica. La decisione, notificata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU con una lettera congiunta, arriva dopo mesi di tensioni crescenti sul programma nucleare iraniano. Secondo i governi europei, Teheran avrebbe violato “in modo grave e continuativo” gli impegni assunti nel quadro del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPoA), in particolare riguardo all’arricchimento dell’uranio e alla mancata collaborazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Nonostante l’attivazione del processo sanzionatorio, i tre Paesi — noti come gruppo E3 — mantengono aperta la porta al dialogo. “Questa misura non segna la fine della diplomazia,” ha dichiarato il ministro francese Jean-Noël Barrot, sottolineando la volontà di negoziare un nuovo accordo prima della scadenza del termine. La risposta di Teheran è stata immediata e dura: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito l’iniziativa “illegittima e priva di fondamento giuridico”, promettendo una reazione proporzionata. Intanto, Russia e Cina — membri permanenti del Consiglio con potere di veto — hanno criticato la mossa europea, avvertendo che potrebbe compromettere irreversibilmente i negoziati. Con il countdown già avviato, le prossime settimane si preannunciano decisive. L’Iran dovrà scegliere se riaprire il dialogo o affrontare un nuovo isolamento internazionale.
