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l’IDF lancia l’offensiva su Gaza City. Yemen, morto in un bombardamento il primo ministro Houthi

Recuperato nella Striscia il corpo dell'ostaggio Ilan Weiss. Freedom Flotilla, Greta Thunberg si imbarca di nuovo.
sabato, 30 Agosto 2025
3 minuti di lettura

La giornata di ieri ha segnato una nuova escalation del conflitto in Medio Oriente. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver dato avvio a una vasta offensiva su Gaza City, designata ufficialmente come “zona di combattimento pericolosa”, ponendo fine alle pause tattiche che consentivano in alcune aree la distribuzione di aiuti umanitari. Le Forze di Difesa israeliane hanno motivato la decisione con “le direttive politiche e la necessità di proteggere Israele”, sottolineando però che gli sforzi umanitari continueranno.

Intanto l’ufficio del primo ministro Netanyahu ha confermato il ritrovamento a Gaza del corpo dell’ostaggio Ilan Weiss. Sono stati individuati anche i resti di una seconda persona, ancora non identificata. Israele accusa Hamas di utilizzare i civili come scudi umani e di ostacolare la liberazione degli ostaggi, mentre la guerra si trascina senza prospettive di soluzione politica. Sul terreno, il bilancio delle vittime continua a crescere. Fonti ospedaliere parlano di oltre 50 morti in 24 ore, tra cui 19 persone uccise mentre tentavano di procurarsi cibo.

Altri attacchi hanno colpito tende di sfollati a Khan Younis e nella cosiddetta “zona sicura” di al-Mawasi, nel sud della Striscia. Secondo Al-Jazeera, solo dall’alba di ieri i raid israeliani avrebbero provocato almeno 41 morti, mentre il ministero della Sanità di Gaza aggiorna a 63.025 il bilancio complessivo delle vittime dall’inizio della guerra, con oltre 159.000 feriti.

Fame e malattie: l’allarme ONU

Mentre l’offensiva si intensifica, la crisi umanitaria raggiunge livelli drammatici. La direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale, Cindy McCain, ha lanciato un monito dopo la sua visita a Gaza: “La carestia non è un rischio futuro, è una realtà presente. Ho incontrato madri e bambini che stanno morendo di fame”. McCain ha parlato anche con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ottenendo un impegno a raddoppiare gli sforzi per permettere l’ingresso degli aiuti. Israele sostiene che ogni giorno entrino nella Striscia oltre 300 camion carichi di generi alimentari, ma per le agenzie umanitarie è un flusso del tutto insufficiente dopo quasi due anni di guerra, blocchi e crollo della produzione interna.

Intanto, nelle tendopoli sovraffollate, migliaia di famiglie sopravvivono senza cibo e senza cure, mentre un virus non identificato si sta diffondendo all’interno del complesso ospedaliero di al-Shifa, dove mancano gli strumenti diagnostici. Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha denunciato “lo smantellamento deliberato dei sistemi che garantiscono cibo, acqua e assistenza sanitaria”, definendo la situazione “una catastrofe in corso”.

Le reazioni internazionali

La crisi sta avendo ripercussioni globali. La Turchia ha annunciato la chiusura di spazio aereo e porti a navi e velivoli israeliani, dopo aver già azzerato i rapporti commerciali con Tel Aviv. A Londra, il governo britannico ha escluso i rappresentanti israeliani dal Salone internazionale degli armamenti DSEI, pur permettendo la presenza delle aziende private.

Una decisione che il ministero della Difesa israeliano ha definito “discriminatoria”. Sul fronte nucleare, Francia, Germania e Regno Unito hanno attivato il meccanismo ONU per reintrodurre le sanzioni contro l’Iran, accusato di violare gli impegni dell’accordo del 2015. Teheran promette ritorsioni, mentre la Russia condanna duramente la mossa europea definendola “fattore di destabilizzazione”. Nel frattempo, l’Ufficio ONU per i diritti umani ha denunciato che in Iran dall’inizio dell’anno sono state eseguite almeno 841 condanne a morte, con un ricorso crescente alle esecuzioni pubbliche, definite “strumento di intimidazione contro minoranze e oppositori”.

Freedom Flotilla sfida il blocco

Sul fronte internazionale cresce la mobilitazione. Dalla Spagna è pronta a salpare la più grande Freedom Flotilla mai organizzata: decine di imbarcazioni cariche di aiuti umanitari tenteranno di forzare il blocco navale imposto da Israele dal 2007. Tra gli attivisti anche Greta Thunberg e la politica portoghese Mariana Mortagua. Israele ha già definito l’iniziativa “propaganda a favore di Hamas” e ha più volte bloccato con la forza tentativi simili, talvolta con esiti tragici.

Yemen e Siria

La guerra si allarga anche oltre Gaza. A Sana’a, un raid israeliano ha colpito un appartamento uccidendo il primo ministro dei ribelli Houthi, Ahmed al-Rahawi, insieme ad alcuni suoi collaboratori. Fonti locali riferiscono che l’attacco è avvenuto in parallelo a un altro raid che avrebbe preso di mira dieci ministri del movimento filo-iraniano, riuniti per ascoltare un discorso del leader Abdul Malik al-Houthi. Anche in Siria il bilancio delle violenze continua a crescere. L’Osservatorio per i diritti umani denuncia espulsioni forzate di famiglie alawite da quartieri periferici di Damasco, mentre nel sud del Paese le tensioni intercomunitarie nella provincia di Suwayda hanno causato a luglio oltre 2.000 morti, nonostante un cessate il fuoco formale.

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