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Gaza, fame e bombardamenti: cresce la pressione internazionale su Israele

World Food Programme: 100 camion di aiuti a Gaza, ma insufficienti. Attacchi israeliani alla periferia di Damasco. Libano, missione Unifil a un passo dalla revoca
venerdì, 29 Agosto 2025
3 minuti di lettura

La guerra a Gaza continua a produrre devastazione, morti e un’emergenza umanitaria senza precedenti. Ieri il Programma Alimentare Mondiale (WFP) ha confermato che riesce a far entrare circa 100 camion di aiuti al giorno, ma la cifra resta ben lontana dai 600 che arrivavano quotidianamente durante l’ultimo cessate il fuoco.

“Ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma non è neanche lontanamente sufficiente per impedire carestia e malnutrizione”, ha dichiarato la direttrice Cindy McCain dopo una visita a Deir al Balah e Khan Younis, dove ha constatato “devastazione totale” e bambini gravemente malnutriti. Un rapporto indipendente dell’Integrated Food Security Phase Classification stima che oltre mezzo milione di persone – quasi un quarto della popolazione di Gaza – stiano già affrontando condizioni di carestia. Israele respinge con forza queste conclusioni, definendole di parte.

Secondo il ministero della Sanità di Gaza, 71 persone sono state uccise nelle ultime 24 ore, di cui almeno 16 soltanto ieri nei bombardamenti israeliani su Gaza City e nel sud della Striscia. Medici dell’ospedale Nasser di Khan Younis riferiscono che decine di feriti sono arrivati con colpi d’arma da fuoco alla parte superiore del corpo: “stavano cercando di raccogliere cibo nei pressi di Rafah”, ha detto un responsabile sanitario.

La Cnn ha pubblicato un video che proverebbe come l’attacco all’ospedale Nasser di lunedì sia stato in realtà un “triplo colpo”, colpendo anche soccorritori e giornalisti accorsi dopo il primo raid.

Le voci della Chiesa: “Genocidio innegabile”

Duro l’intervento del cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri: “A Gaza è in atto un genocidio. La fame viene usata come arma di sterminio al pari delle bombe. L’indifferenza equivale a complicità con la politica di morte di Netanyahu”. Parole che si aggiungono a quelle del patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che ha definito “immorale” il progetto di trasferimento forzato dei palestinesi.

Diplomazia e tensioni

A Washington, Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca l’ex premier britannico Tony Blair e Jared Kushner. Secondo fonti israeliane, sul tavolo c’era un “accordo temporaneo” per il futuro di Gaza, che però includerebbe l’ipotesi di deportazione di milioni di palestinesi: un piano già in passato condannato dalla comunità internazionale. Secondo Axios, Trump non sarebbe contrario all’operazione militare israeliana, ma “vuole che finisca il prima possibile”. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, dopo un incontro con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ha ribadito che “non ci sarà nessuno Stato palestinese”.

L’ONU sotto pressione

Intanto centinaia di funzionari delle Nazioni Unite hanno chiesto al capo dell’Alto Commissariato per i diritti umani, Volker Turk, di definire apertamente quanto accade a Gaza come un genocidio. Nella lettera, firmata da oltre 500 dipendenti, si richiama la responsabilità morale e legale dell’ONU, con il paragone al mancato intervento nel genocidio in Ruanda del 1994. Lo stesso Turk ha riconosciuto le “preoccupazioni morali profonde” e la frustrazione per l’incapacità della comunità internazionale di fermare la crisi.

Mobilitazione in Italia: 60mila sanitari a digiuno per Gaza

In Italia ieri oltre 60mila operatori sanitari hanno aderito alla giornata di mobilitazione #digiunogaza, promossa da reti di medici e associazioni. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) ha rilanciato i comunicati di sostegno. “Difendere medici, giornalisti, bambini e civili significa difendere la vita e la verità”, ha spiegato Foad Aodi dell’Amsi.

Ue: misure contro Israele e sanzioni all’Iran

Sul fronte politico, Svezia e Olanda hanno inviato una lettera all’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas chiedendo misure concrete contro Israele, compresa la sospensione della sua partecipazione al programma Horizon e al capitolo commerciale dell’accordo di associazione. Parallelamente, i Paesi E3 (Francia, Germania e Regno Unito) hanno annunciato con Kallas l’attivazione del meccanismo “snapback” per ripristinare le sanzioni ONU contro l’Iran, accusato di non aver presentato proposte concrete nei colloqui sul nucleare a Ginevra.

Libano e Siria: nuovi scenari regionali

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha discusso ieri l’ultima proroga del mandato della missione Unifil nel sud del Libano, che sarà ritirata entro il 2027. Intanto continuano i segnali di disarmo: milizie palestinesi di Fatah hanno consegnato le armi in alcuni campi profughi, mentre resta bloccato il negoziato interno per il disarmo di Hezbollah. In Siria, media locali hanno denunciato un’incursione di forze speciali israeliane nella periferia di Damasco, la prima dopo la caduta del regime di Bashar al Assad lo scorso dicembre.

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