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Leone XIV: “Proteggere i civili è un dovere morale”

Leone XIV: “Proteggere i civili è un dovere morale”

Il Pontefice richiama il diritto internazionale e la responsabilità verso le popolazioni nei conflitti. Inizia oggi ilviaggio apostolico in Africa tra incontri istituzionali e missione di pace
lunedì, 13 Aprile 2026
2 minuti di lettura

“Il principio di umanità, inscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali, comporta l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra”. Con queste parole ieri Leone XIV ha aperto il suo intervento dopo la recita del Regina Coeli in piazza San Pietro(davanti a circa 18mila fedeli presenti in Vaticano). Un chiaro riferimento, quello del Papa, al diritto internazionale (un concetto oggi assai astratto, ndr) con il quale ha introdotto un richiamo diretto alla responsabilità verso i civili nei conflitti in corso. Il Pontefice in pratica ha legato il messaggio al tempo pasquale e alla seconda Domenica di Pasqua, dedicata alla Divina Misericordia. Il pensiero è andato alle Chiese orientali che celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano, con un augurio di pace “in comunione di fede nel Signore Risorto”. La preghiera si è concentrata su chi vive nei teatri di guerra, con un riferimento esplicito al popolo ucraino e all’invito a non ridurre l’attenzione della comunità internazionale.

Nel passaggio successivo Leone XIV ha parlato del Libano, descritto come un Paese attraversato da “giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio”. Il Santo Padre ha espressovicinanza alla popolazione e ha rivolto un appello alle parti in conflitto per la cessazione del fuoco e la ricerca di una soluzione pacifica. Come? Con la ripresa del dialogo e la tutela dei civili, appunto.

Sudan

Il messaggio si è poi allargato al Sudan. Il Santo Padre ha ricordato che il 15 aprile si compiono tre anni dall’inizio del conflitto, definito “sanguinoso e fratricida” per dramma che colpisce la popolazione civile. Il Vescovo di Roma ha rinnovato l’invito alle parti belligeranti affinché interrompano le ostilità e avviino un confronto “senza precondizioni”, orientato alla fine delle violenze.

Viaggio in Africa

Leone XIV ieri ha anche ricordato la partenza per un viaggio apostolico in Africa della durata di dieci giorni. L’itinerario comprende quattro Paesi: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, da oggi al 23 aprile. Il programma prevede visite di Stato, incontri con autorità civili, appuntamenti con il mondo della cultura e della società civile, oltre a celebrazioni liturgiche e incontri con le comunità locali. La prima tappa è Algeri, con visita al Monumento dei Martiri, incontri istituzionali e appuntamenti con realtà religiose e sociali. Segue Annaba, con un percorso legato alla figura di sant’Agostino e una celebrazione nella basilica a lui dedicata.

Il 15 aprile il Papa arriva in Camerun. A Yaoundé sono previsti incontri con le autorità, con il corpo diplomatico e con la società civile, oltre a visite a strutture sociali e un incontro con i vescovi. Nei giorni successivi il viaggio prosegue tra Bamenda e Douala, con celebrazioni, momenti di dialogo per la pace e visite a realtà sanitarie e universitarie.

Preghiere e celebrazioni

Il 18 aprile Leone XIV si sposta in Angola. A Luanda incontra le istituzioni e il mondo ecclesiale. Il programma include anche Muxima e Saurimo, con momenti di preghiera e celebrazioni in luoghi legati alla devozione popolare e alla vita delle comunità locali. Il 21 aprile il Pontefice arriva in Guinea Equatoriale. A Malabo sono previsti incontri istituzionali e con il mondo della cultura. Il viaggio prosegue a Mongomo e Bata con celebrazioni, visite a strutture sociali, incontri con giovani e famiglie e un momento di preghiera in ricordo delle vittime dell’esplosione del 2021.
Il rientro a Roma è fissato per il 23 aprile, dopo la messa finale a Malabo. Il Papa chiede infine ai fedeli di accompagnare il viaggio con la preghiera. Il messaggio si chiude con l’augurio pasquale rivolto ai presenti e con un richiamo alla pace come responsabilità condivisa.

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