Almeno trenta persone sono morte e decine sono rimaste ferite nella calca che ha travolto la storica cittadella di Laferrière, nel nord di Haiti, durante un evento che avrebbe dovuto celebrare la resilienza culturale del Paese. La forte affluenza, unita alla mancanza di adeguate misure di sicurezza, ha trasformato in pochi minuti una giornata di festa in una delle peggiori tragedie recenti per la nazione caraibica.
Secondo le prime ricostruzioni, il panico sarebbe esploso quando un improvviso movimento della folla ha innescato una serie di cadute a catena lungo uno dei passaggi più stretti che conducono alla fortezza ottocentesca, patrimonio UNESCO e simbolo dell’indipendenza haitiana. Le autorità locali parlano di un sistema di controllo del flusso “completamente insufficiente”a, aggravato dall’assenza di personale addestrato a gestire grandi concentrazioni di visitatori. Testimoni riferiscono di persone rimaste schiacciate contro i muri di pietra o travolte mentre tentavano di risalire la scalinata principale. I soccorsi, ostacolati dalla conformazione del sito e dalla mancanza di vie di accesso rapide, sono arrivati con ritardo, aumentando il bilancio delle vittime.
Molti dei feriti versano in condizioni critiche negli ospedali di Cap-Haïtien, già sotto pressione per la cronica carenza di risorse. Il governo ha annunciato l’apertura di un’indagine per chiarire le responsabilità e ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Organizzazioni della società civile denunciano da tempo la fragilità delle infrastrutture e la mancanza di protocolli di sicurezza nei luoghi turistici, un problema amplificato dall’instabilità politica e dalla crisi economica che affliggono il Paese. La cittadella, uno dei pochi simboli ancora intatti dell’orgoglio haitiano, diventa così teatro di un dolore collettivo che riaccende il dibattito sulla gestione degli spazi pubblici e sulla capacità dello Stato di proteggere i propri cittadini.





