Mentre proseguono i negoziati tra Stati Uniti e Iran si accavallano versioni opposte sullo Stretto di Hormuz. Secondo il giornalista di Axios Barack Ravid, alcune navi della Marina statunitense avrebbero attraversato il passaggio per la prima volta dall’inizio della guerra, senza coordinamento con Teheran. L’Iran ha però “categoricamente respinto” la notizia.
La televisione di Stato iraniana ha fornito una versione diversa, sostenendo che una nave militare statunitense sia stata avvertita di non attraversare lo stretto, con la minaccia di un attacco “entro 30 minuti”. Secondo questa ricostruzione, il vascello si sarebbe ritirato dopo l’avvertimento. L’informazione, riportata anche dal giornalista della Reuters Phil Stewart, non ha ricevuto conferme da parte americana.
Nel frattempo Donald Trump ha annunciato l’avvio di operazioni di sminamento nello stretto, sostenendo che Teheran non disponga più di capacità militari significative. In un messaggio pubblicato su Truth, il presidente americano ha affermato che “l’unica cosa che resta all’Iran è la minaccia delle mine marine” e che Washington ha “iniziato il processo di bonifica dello Stretto di Hormuz come favore ai Paesi di tutto il mondo”, citando tra gli altri Cina, Giappone, Corea del Sud e diversi Stati europei.
Trump ha inoltre attaccato i media, accusati di raccontare una presunta vittoria iraniana, e ha sostenuto che “un numero enorme di petroliere vuote” sarebbe diretto verso gli Stati Uniti per rifornirsi del “miglior greggio al mondo”. Secondo il presidente americano, Washington dispone di “più petrolio delle due maggiori economie petrolifere messe insieme”.
Fonti statunitensi citate dal New York Times spiegano che l’Iran avrebbe minato lo stretto con piccole imbarcazioni il mese scorso, lasciando corridoi limitati per le navi disposte a pagare un pedaggio. Tuttavia Teheran non sarebbe in grado di localizzare tutte le mine posizionate, alcune delle quali potrebbero essersi spostate, rendendo difficile una riapertura completa del traffico marittimo.
Negoziati a Islamabad
I colloqui tra Washington e Teheran sono ufficialmente iniziati oggi a Islamabad. Lo ha confermato Donald Trump, avvertendo che in caso di fallimento gli Stati Uniti sono “pronti ad agire” e potrebbero “fare un reset”.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha incontrato separatamente le delegazioni e ha avuto un colloquio con il vicepresidente americano JD Vance, ribadendo la volontà di facilitare un accordo “verso una pace duratura nella regione”.
La delegazione iraniana guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha portato fotografie e oggetti appartenuti alle 168 bambine uccise nel raid su una scuola a Minab, attribuito agli Stati Uniti. Ghalibaf ha pubblicato un’immagine in cui osserva le foto delle vittime, definite “compagni di volo”, presentate come prova dei “crimini di guerra americani”.
Secondo media iraniani, i colloqui sono stati avviati dopo contatti preliminari e la riduzione degli attacchi in Libano, ma non è chiaro se siano diretti o mediati.
Tra i principali nodi resta lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero. Reuters ha riferito che Washington avrebbe accettato di liberarli, collegando la misura alla sicurezza del transito nello Stretto di Hormuz, ma la notizia è stata smentita da CBS. Teheran continua a chiedere anche il cessate il fuoco in Libano e la fine delle restrizioni economiche.
Il ministro delle Finanze saudita Mohammed al Jadaan è arrivato a Islamabad in segno di sostegno economico al Pakistan, mentre la delegazione iraniana ha incontrato il capo dell’esercito Asim Munir, ribadendo l’insoddisfazione per il mancato rispetto delle condizioni poste a Washington e mantenendo l’attuale regime di transito nello Stretto di Hormuz.
Mistero Khamenei
Sul fronte politico resta l’incertezza sulle condizioni della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. Secondo fonti citate da Reuters, il leader sarebbe rimasto gravemente ferito nel raid del 28 febbraio in cui è stato ucciso suo padre Ali Khamenei insieme ad altri familiari. Le stesse fonti riferiscono che il 56enne sarebbe “sfigurato” e in cura in una località segreta per ferite alle gambe, ma manterrebbe la lucidità necessaria per partecipare alle decisioni strategiche.





