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La vera storia di Sigonella

La vera storia di Sigonella

Nel commentare il diniego che il Governo Meloni ha fatto agli Stati Uniti per l’uso di Sigonella ai bombardieri statunitensi impegnati nel conflitto in Iran, diversi giornali hanno rievocato l’episodio verificatosi a Sigonella durante il Governo Craxi, commettendo diverse imprecisioni. È quindi opportuno fare chiarezza su quella storia
domenica, 12 Aprile 2026
4 minuti di lettura

Tutto ha inizio il 7 ottobre 1985 quando l’Achille Lauro, una prestigiosa nave da crociera, è ormeggiata nel porto di Genova in attesa di partire per la sua crociera nel Mediterraneo. Salgono a bordo 400 passeggeri di varie nazionalità tra cui quattro giovani norvegesi, ovviamentecon passaporto norvegese e nomi norvegesi, che non erano biondi e con gli occhi azurri; avevano invece un aspetto medio orientale ma nessuno ci fa caso.

Tra i bagagli imbarcano una valigia contenente fucili d’assalto, bombe a mano e granate, ma nessuno controlla. Quando la nave era in navigazione un radioamatore svedese capta una trasmissione proveniente dalla Achille Lauro in lingua araba. Contatta il Ministero della Marina Mercantile per sapere se il marconista era arabo o conosceva l’arabo. Questa notizia viene fornita all’Ambasciata Italiana al Cairo. L’addetto militare contatta il Comandante di Porto Said per sapere se la nave era regolarmente arrivata.

Il Comandante risponde-non ancora ma non c’è da preoccuparsi, quelli sono napoletani arrivano sempre in ritardo- Ma alcune ore dopo arriva la notizia che la nave era stata dirottata mentre era in acque territoriali egiziane. I quattro terroristi facevano parte del FLP, braccio armato dell’OLP. La loro era una missione suicida; dovevano sbarcare in un porto israeliano e causare il maggior danno possibile. Un marinaio insospettitosi va a curiosare nella cabina di uno di questi personaggi e sotto il letto trova la valigia piena di armi; avverte il Comandante ma i terroristi essendo stati scoperti ripiegano sul piano B: impossessarsi della nave e chiedere il rilascio di cinquanta palestinesi detenuti in Israele. Tanto per non farsi mancare nulla uccidono con due colpi di pistola Leon Klinghoffer, cittadino statunitense di religione ebraica, e costringono tre marittimi a buttare in mare il cadavere.

Poi riuniscono equipaggio e passeggeri nel grande salone e comunicano che hanno preso visione dei passaporti di tutti. – Non dovete raccontare nulla di quanto accaduto -dissero- perché noi possiamo anche morire ma l’FLP conosce tutti i vostri dati, e se parlate, potrebbe vendicarsi su di voi e le vostre famiglie. La notizia del dirottamento giunge a Roma e Giulio Andreotti, Ministro degli Esteri, contatta Arafat a Tunisi chiedendogli di inviare al Cairo dei mediatori. Gli egiziani fanno sapere che non è necessario perché è in arrivo da Bagdad Abu Nidal e potrà essere lui a svolgere la funzione di mediatore. AbuNidal si mette in contatto radio con la nave alla presenza degli egiziani, dell’ambasciatore italiano e del nostro addetto militare.

Quando il marconista sente la voce di Abu Nidal lo riconosce e dice-che piacere sentirti Comandante- Questa risposta insospettisce gli italiani ma viene loro spiegato che in arabo non significa che Abu Nidal sia il loro capo, come in effetti era, e che può svolgere le sue funzioni di mediatore. L’accordo prevede che la nave entri a Porto Said e tutti i passeggeri possano sbarcare liberamente e che Craxi firmi un salvacondotto per garantire ai quattro terroristi di raggiungere Tunisi. Qualche ora dopo Abu Nidal chiede di aggiungere la frase “qualunque cosa sia accaduto sulla nave” Questa richiesta insospettisce, ma interrogato, il comandante conferma che nulla è accaduto oltre a quello che si sa, e Craxi firma il salvacondotto.

È evidente che Abu Nidal e anche gli americani già sapevano dell’uccisione di Klinghoffer. I quattro, insieme ad Abu Nidal vengono imbarcati su un aereo egiziano di linea che viene fatto partire riservatamente da un aeroporto militare. Gli statunitensi capiscono chi sono i passeggeri ed esercitano pressioni sul Governo di Tunisi perché neghi l’atterraggio. Quando l’aeromobile è in vicinanza di Tunisi, due caccia americani F-14 TomCat lo intercettano e lo costringono ad atterrare a Sigonella

La base di Sigonella

La base di Sigonella è una base a sovranità italiana una parte della quale è concessa in uso all’aeronautica di marina statunitense per operazioni NATO preventivamente concordate dalla Alleanza Atlantica. Per ogni altro uso deve essere chiesta l’autorizzazione al Governo Italiano. L’aereo egiziano, e un aereo con imbarcata un compagnia di militari della Delta Force atterrano all’aeroporto di Sigonella nella notte tra il dieci e l’undici ottobre senza chiedere alcuna autorizzazione.

Questo accade perché il Comandante della VI Flotta Americana di stanza a Gaeta riteneva erroneamente che Sigonella fosse una base americana e aveva consigliato di usarla. Una volta atterrato, l’aereo egiziano veniva fatto spostare nella zona italiana e circondato dai V.A.M. (vigilanza aeronautica militare) per impedire che gli americani salissero a bordo. I soldati italiani venivano a loro volta circondati dai militari americani ad armi spianate e colpo in canna. Il Colonnello Comandante dell’aeroporto faceva affluire alcune centinaia di carabinieri che circondavano gli americani.

A questo punto si creava una gravissima crisi diplomatica. Reagan chiamava Craxi chiedendogli la consegna dei terroristi. Chi svolgeva il compito di traduttore disse -due più due- Sembrava quindi che Reagan si riferisse a quattro persone. In realtà gli americani volevano mettere le mani anche su Abu Nidal considerandolo l’organizzatore della operazione terroristica. Per gli italiani, in quel momento, veniva considerato un mediatore munito di salvacondotto. Craxi rispose che essendo il reato stato commesso su una nave battente bandiera italiana i quattro venivano assoggettati alla giurisdizione italiana. Nella notte giunse a Sigonella l’Ammiraglio Martini capo dei servizi segreti militari.

Una volta salito a bordo l’aereo partì con destinazione Ciampino. Aerei militari americani lo seguirono con l’intento di impedirne l’atterraggio, che invece avvenne perché l’aereo egiziano era scortato da F 104 star fighter dell’aeronautica italiana. I quattro palestinesi vennero arrestati, processati, condannati e detenuti in Italia. L’aereo egiziano ripartì per Belgrado dove Abu Nidal ebbe asilo. La sua cattura avvenne nel 2004 in Irak e morì in circostanze non chiare l’anno successivo in una prigione americana. Un tribunale italiano lo condannò in contumacia all’ergastolo

Le conseguenze della notte di Sigonella

Alcuni opinionisti sostengono che, una volta caduto il muro di Berlino l’operazione Mani Pulite fu ispirata dagli americani. Altri ritengono che si trattò di un evento storico privo di influenze esterne. Due fatti però vanno considerati:

Alcuni mesi prima che la Procura di Palermo facesse richiesta di essere autorizzata a processare Andreotti, in prima pagina sul New York Times apparve un articolo che accusava Andreotti di contiguità con la mafia. Fu inviato dall’Italia un alto funzionario di polizia ad interrogare Buscetta detenuto negli Stati Uniti. Le domande da fare erano contenute in una busta sigillata. In seguito se quanto mi fu riferito e vero, emerse un dubbio o meglio una sensazione da parte del funzionario. Una sorta di perplessità, ossia che Buscetta nel dare le risposte avesse intuito o aveva una qualche conoscenza delle domande.

Infine, D’Alema durante la prima guerra del Golfo, che aveva l’approvazione dell’ONU, ed era all’opposizione, sibatté vigorosamente per la pace con le bandiere arcobaleno; da Presidente del Consiglio mandò. I nostri aerei a bombardare Belgrado per decisione unilaterale degli Americani. Temeva qualcosa?

Achille Lucio Gaspari

Achille Lucio Gaspari

Professore ordinario Università Tor Vergata di Roma

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